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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Cina, l’Ue alza la pressione: ora anche le auto ibride nel mirino

A Strasburgo passa una risoluzione che chiede una linea più dura verso Pechino, mentre Bruxelles valuta nuove restrizioni sulle importazioni di veicoli ibridi cinesi.

Il confronto tra Unione europea e Cina entra in una fase più delicata proprio mentre Bruxelles si prepara a discutere con Pechino squilibri commerciali e dipendenze strategiche. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che sollecita una risposta più incisiva e, nel frattempo, la Commissione valuta limiti alle importazioni di automobili ibride cinesi.

La missione del commissario europeo per il Commercio Maroš Šefčovič è prevista per giovedì 8 ottobre, quando incontrerà a Pechino il ministro cinese Wang Wentao. Sul tavolo ci sarà soprattutto il disavanzo commerciale dell’Ue, che raggiunge circa un miliardo di euro al giorno.


Bruxelles valuta nuove restrizioni

Secondo quanto riferito da Bloomberg, la Commissione europea sta studiando alcune misure di salvaguardia per contenere l’arrivo di veicoli ibridi prodotti in Cina. L’ipotesi sarebbe quella di utilizzare questo comparto come primo banco di prova: se il meccanismo funzionasse, potrebbe essere esteso ad altri settori caratterizzati da squilibri negli scambi con Pechino.

Le eventuali limitazioni andrebbero ad aggiungersi ai dazi già applicati alle automobili elettriche cinesi. La questione commerciale si intreccia così con il negoziato avviato a giugno e con la necessità, per l’Unione, di ridurre il divario aumentando le esportazioni, diminuendo gli acquisti dalla Cina oppure combinando entrambe le strategie.


Il Parlamento chiede una linea più dura

A Strasburgo la risoluzione è passata con 454 voti favorevoli, 86 contrari e 110 astensioni. Nel testo, i rapporti tra Ue e Cina vengono descritti come arrivati a «un punto critico» e si chiede una politica europea capace di difendere con maggiore efficacia gli interessi dell’Unione.

Gli eurodeputati accusano inoltre Pechino di pratiche commerciali scorrette, tra cui dumping e attività di spionaggio, e la indicano come un soggetto che facilita l’aggressione russa all’Ucraina. L’Aula invita l’Unione a coordinarsi con Stati Uniti, Paesi del G7 e altri partner per spingere la Cina a usare la propria influenza su Mosca e favorire la fine del conflitto.

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Nel documento si sostiene anche che la Cina partecipi direttamente allo sviluppo della produzione di munizioni in Bielorussia, contribuendo così al rafforzamento delle capacità militari russe. Sul piano economico, la richiesta è di intervenire soprattutto su materie prime essenziali, medicinali, batterie e veicoli elettrici, così da evitare dipendenze eccessive.


Il voto divide gli eurodeputati italiani

Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno sostenuto il testo senza defezioni. A favore si sono schierate anche Elisabetta Gualmini, Pina Picierno e Irene Tinagli, mentre gli altri rappresentanti del Partito democratico hanno scelto l’astensione, insieme agli eurodeputati dei Verdi.

Contrari sono risultati invece gli esponenti del Movimento 5 Stelle e di Futuro Nazionale. Danilo Della Valle ha motivato la posizione del Movimento sostenendo che la risoluzione rischi di aggravare i rapporti con Pechino: «Il dialogo con la Cina si deve basare sul reciproco rispetto senza isterie e arroganza neocoloniale», ha dichiarato dopo il voto.

La decisione dell’Europarlamento arriva mentre i governi di Francia e Germania chiedono da tempo di ampliare i poteri della Commissione, così da consentirle di reagire più rapidamente alle minacce commerciali. Il mandato politico approvato a Strasburgo accompagnerà quindi Šefčovič nel confronto con il governo cinese.

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