Grazie presidenziali, svolta per il gioielliere condannato per due morti
Sergio Mattarella ha firmato tre provvedimenti di clemenza: ridotte le pene residue per Guido Gianni e per altri due condannati per reati legati agli stupefacenti.
Per Guido Gianni la decisione del Quirinale riduce di tre anni e due mesi la condanna ricevuta dopo la rapina nella sua gioielleria, durante la quale morirono due aggressori e un terzo rimase ferito. Il provvedimento lascia una pena residua inferiore ai quattro anni e apre la possibilità di una misura alternativa alla detenzione.
Sergio Mattarella ha infatti sottoscritto tre decreti di grazia, dopo il parere favorevole espresso dal ministro della Giustizia al termine dell’istruttoria prevista. Le decisioni riguardano anche due persone condannate per reati in materia di stupefacenti.
Per Gianni si apre una nuova possibilità
Nato nel 1960, Gianni era stato condannato a 12 anni e 4 mesi per duplice omicidio e tentato omicidio. I fatti risalgono al 2008 e si verificarono durante un tentativo di rapina all’interno della sua attività.
La grazia concessa è parziale: sono stati cancellati 3 anni e 2 mesi di reclusione. Nel valutare il caso, il Capo dello Stato ha considerato il parere favorevole del magistrato di sorveglianza e i 5 anni e 3 mesi di pena già scontati. Con il nuovo residuo, il Tribunale di sorveglianza potrà valutare l’eventuale affidamento in prova al servizio sociale, secondo quanto previsto dall’ordinamento penitenziario.
Gli altri due provvedimenti
Il primo beneficiario, indicato con le iniziali A. A. e nato nel 1972, aveva ricevuto una condanna complessiva di 7 anni per reati legati agli stupefacenti e per altri illeciti. La grazia riguarda i 5 anni, 5 mesi e 10 giorni ancora da scontare.
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A sostegno della decisione sono stati valutati i pareri favorevoli delle due autorità giudiziarie competenti e le condizioni di salute del condannato, definite gravissime e irreversibili. Proprio per questo, l’esecuzione della pena era già stata rinviata da tempo.
La scelta legata al reinserimento
Il terzo decreto riguarda G. B., nato nel 1981 e condannato a 10 anni per reati in materia di stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009. La misura presidenziale ha ridotto di 1 anno e 9 mesi la parte di pena ancora da eseguire.
Nel suo caso, il magistrato di sorveglianza ha segnalato il cambiamento intervenuto nella vita del condannato, che avrebbe consolidato un percorso di reintegrazione sul piano sociale, professionale e familiare. È stata inoltre presa in considerazione la situazione sanitaria della figlia minorenne. Anche per G. B. la pena residua rientra nel limite che permette di chiedere l’eventuale affidamento in prova.
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