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Attualità 2 min di lettura16 min fa

Cicogne, la morte arriva dai campi: l’allarme sui rifiuti nei nidi

Nella riserva Geloi Wetland dodici esemplari analizzati avevano plastica nello stomaco, compresi lacci emostatici probabilmente raccolti e offerti ai pulcini come lombrichi.

La bonifica della riserva e le piattaforme costruite per allontanare le cicogne dai tralicci non sono bastate a proteggerne i piccoli. Nella Piana di Gela, infatti, diversi pulcini sono stati trovati morti sotto i nidi e gli esami hanno portato alla luce una possibile causa: rifiuti di plastica, tra cui lacci emostatici ed elastici, raccolti dagli adulti durante la ricerca di cibo.

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La pista dei rifiuti abbandonati

L’ipotesi più preoccupante conduce alle numerose discariche illegali disseminate nelle campagne della Piana di Gela. Individuare un punto preciso, però, è complicato: le cicogne possono spostarsi per grandi distanze prima di tornare al nido con il materiale che hanno trovato.

Il territorio presenta cumuli di materiali da demolizione, scarti provenienti dalla macellazione e rifiuti di diversa natura, spesso abbandonati in aree agricole isolate. Secondo l’ornitologo Angelo Scuderi, l’intervento realizzato nella riserva ha avuto un effetto importante, ma non può mettere al riparo animali che si alimentano su una superficie molto più ampia.


Plastica nello stomaco dei pulcini

Gli esemplari morti sono stati sottoposti ad analisi per chiarire l’origine della mortalità. Su dodici cicogne esaminate è stata trovata una quantità significativa di plastica; in ogni caso erano presenti anche lacci emostatici ed elastici di caucciù.

Scuderi ha spiegato che questi oggetti potrebbero essere confusi con lombrichi, una delle prede che le cicogne adulte portano abitualmente ai piccoli. «Possono provocare un blocco intestinale e una morte orrenda», ha riferito l’ornitologo, descrivendo le conseguenze dell’ingestione di questi materiali.

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I nidi protetti non sono bastati

La vicenda riguarda la Geloi Wetland, area ricostituita e ripulita grazie all’intervento di una fondazione privata e oggi controllata da volontari. Durante la migrazione, le cicogne nidificano nella zona e, per ridurre il rischio di folgorazione, sono state installate strutture artificiali lontane dalle linee dell’alta tensione.

Nonostante questa protezione, i corpi dei giovani sono stati rinvenuti anche alla base dei nidi messi in sicurezza. «Ci siamo accorti che anche nei nidi messi in sicurezza si registrava una mortalità importante, soprattutto tra i pulli, i giovani non ancora in grado di volare», ha raccontato Scuderi.


Un fenomeno forse più vasto

I lacci emostatici destano particolare allarme perché, in larga parte, sono classificati come rifiuti sanitari e devono essere smaltiti secondo procedure specifiche. La loro presenza ripetuta tra i reperti ha spinto l’ornitologo a chiedere ulteriori verifiche: «Non sono rifiuti convenzionali», ha sottolineato.

Gli osservatori hanno inoltre registrato numerosi insuccessi riproduttivi sui tralicci dove le cicogne continuano a costruire i nidi. In quei casi non è stato possibile raggiungere i piccoli e accertare direttamente le cause della morte. Nel frattempo gli adulti continuano a tornare nella zona e a nutrire la prole con ciò che recuperano nelle campagne.

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