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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Chip e motori camuffati da articoli erotici: la rotta russa anti-sanzioni

Trentacinque componenti sottoposti alle restrizioni internazionali sono stati individuati nei resti di un missile russo S-71 Monochrome.

Trentacinque componenti sottoposti alle restrizioni internazionali sono stati individuati nei resti di un missile russo S-71 Monochrome. Secondo gli investigatori, Mosca non avrebbe la capacità di produrre autonomamente quei materiali: il loro arrivo attraverso Paesi terzi riapre così il tema delle triangolazioni usate per eludere le sanzioni.

Tra i reperti figurava anche un Jetson Orin di Nvidia, dispositivo impiegato in applicazioni di intelligenza artificiale e nell’analisi automatizzata delle immagini. L’azienda statunitense ha sostenuto di non poter controllare gli acquirenti situati in Stati non colpiti dalle sanzioni che, in un secondo momento, rivendono i prodotti alla Russia.


Il missile rivela una rete più ampia

Il ritrovamento del processore ha spinto gli esperti a valutare la possibile presenza di sistemi avanzati di intelligenza artificiale nelle armi russe. Il chip può infatti essere utilizzato per addestrare modelli, elaborare dati visivi e consentire a una macchina di interpretare le immagini provenienti da una telecamera.

Il caso del missile si inserisce in un quadro più vasto. Le cosiddette nazioni intermediarie possono acquistare tecnologie sottoposte a embargo e trasferirle successivamente in Russia attraverso società specializzate nel commercio internazionale, rendendo più difficile risalire alla destinazione finale.


La pista degli ordini cinesi

Un’inchiesta della Commissione Indipendente Anticorruzione Ucraina ha passato in rassegna migliaia di accordi stipulati tra imprese russe e fornitori stranieri. Tra i documenti esaminati è emerso il caso di NuanQin Technology, società con sede a Shenzhen, nei pressi di Hong Kong, che si presenta come produttrice di articoli per adulti.

Tra il 2023 e il 2025, un importatore russo avrebbe effettuato oltre 30 acquisti presso l’azienda cinese, per un valore complessivo vicino ai 425.000 dollari. Le registrazioni doganali, tuttavia, indicherebbero l’ingresso in Russia di materiali elettronici e non dei prodotti dichiarati nei documenti commerciali.

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Motori e navigazione per i droni

Nelle spedizioni sarebbero comparsi motori elettrici, circuiti, apparecchiature industriali e sistemi per la navigazione satellitare. Si tratta di tecnologie utilizzabili in ambito civile, ma anche soggette alle limitazioni adottate da Unione europea, Stati Uniti e Giappone perché possono essere impiegate nella costruzione di apparati militari.

Il collegamento con i droni appare legato alle funzioni dei singoli elementi. I motori fanno ruotare le eliche, le schede elettroniche gestiscono il computer di bordo e i sistemi satellitari aiutano il velivolo a mantenere la rotta. Queste macchine possono essere impiegate per osservazione, trasporto di rifornimenti, attacchi e operazioni di sabotaggio.


Sanzioni aggirate con più passaggi

Una parte delle apparecchiature per la navigazione potrebbe appartenere a forniture meno recenti. Sul fronte, infatti, alcuni droni di piccole dimensioni vengono ormai controllati tramite cavi in fibra ottica molto lunghi, una soluzione che rende il collegamento particolarmente difficile da disturbare.

L’episodio attribuito alla società di Shenzhen mostra quindi un metodo basato sulla falsificazione della categoria merceologica e sull’intermediazione commerciale. La vicenda del missile e quella degli ordini cinesi rafforzano il sospetto che l’accesso russo a componenti occidentali e asiatici continui nonostante i divieti, grazie a percorsi indiretti e a società situate fuori dai Paesi sanzionatori.

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