Ceuta, il video sui migranti: «Vengono dalle prigioni
Un investigatore spagnolo raccoglie nella notte le testimonianze di alcuni giovani e collega una parte dei nuovi arrivati a precedenti penali in Marocco.
A Ceuta, dopo l’arrivo dei migranti, la notte è stata segnata anche da tensioni e discussioni legate alla droga. In questo contesto, alcuni giovani intervistati dall’investigatore privato spagnolo Carlos Barret hanno sostenuto che una parte delle persone giunte sulle coste avrebbe trascorsi nelle carceri marocchine.
Le testimonianze raccolte nella notte
Barret, che lavora sull’isola e ha seguito la situazione fin dal giorno successivo all’assalto, ha rivolto ai ragazzi una domanda precisa: «E vengono quasi tutti dal carcere?». La risposta, secondo il video diffuso dall’investigatore, è stata: «Sì, dalle prigioni».
Le parole raccolte non vengono presentate come un censimento ufficiale dei migranti presenti a Ceuta, ma come dichiarazioni di alcuni loro connazionali. Il riferimento riguarda soprattutto le persone viste sulle spiagge di Benitez e Ttrampolin, dove l’investigatore ha svolto le proprie riprese.
L’accusa rilanciata dal video
Nel filmato, Barret sostiene che le immagini confermerebbero le preoccupazioni espresse sulla pericolosità di alcune persone entrate illegalmente. L’investigatore precisa però che non tutti i migranti sarebbero stati detenuti: a suo dire, il gruppo comprenderebbe anche persone senza precedenti.
A suo giudizio, alcuni eventuali trascorsi carcerari sarebbero riconoscibili da segni sul corpo, come tatuaggi e cicatrici. Si tratta tuttavia di una valutazione formulata nel video e di testimonianze raccolte sul posto, non di dati ufficiali riportati nel materiale disponibile.
Una ricostruzione ancora circoscritta
Il racconto si inserisce nelle ore successive all’assalto e alle tensioni registrate a Ceuta, ma non fornisce numeri sulla presunta presenza di ex detenuti né identifica le persone intervistate. Le affermazioni dei ragazzi restano quindi circoscritte alla loro esperienza e alle informazioni da loro riferite.
Barret ha continuato a documentare la situazione senza lasciare Ceuta dal primo giorno dopo gli arrivi. Il suo video concentra l’attenzione sulle dichiarazioni raccolte nella notte e sul legame, da lui ipotizzato, tra una parte dei migranti e il sistema carcerario marocchino.
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