Caso Siher, la gip esclude violenza e pericolo di fuga
Tiziana Landoni ha respinto il fermo e la richiesta di carcere per il ricercatore 30enne
Youssef Siher è stato rimesso in libertà dopo che la gip di Milano Tiziana Landoni ha respinto il fermo e la richiesta di custodia cautelare. Il ricercatore 30enne aveva trascorso quattro giorni nel carcere di San Vittore.
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Le accuse non confermate
Secondo la giudice, i contenuti diffusi da Siher non configurano, allo stato, l’istigazione a commettere reati. L’uomo amministrava il gruppo Telegram e il profilo Instagram del “Movimento 17 ottobre”, nati dopo gli avvenimenti del 17 e 18 ottobre 2026.
Nei messaggi esaminati comparivano attacchi molto duri allo Stato, al governo e ai mezzi di informazione. La gip ha però rilevato l’assenza di indicazioni concrete per compiere azioni violente o altri illeciti. In un passaggio dell’ordinanza scrive che si trattava di “affermazioni di critica rivolta allo Stato, all’attuale Governo e ai media”, seppure espresse con toni aspri e volgari.
Le proposte pubblicate nel gruppo riguardavano, secondo la ricostruzione giudiziaria, manifestazioni settimanali e forme di mobilitazione collettiva. Siher avrebbe richiamato anche la disobbedienza civile, senza sostenere i messaggi violenti eventualmente inseriti da altri utenti né modificare il programma delle proteste.
Il documento condiviso online
La gip ha esaminato anche il documento diffuso il 22 ottobre con il titolo “Rivoluzione, istruzioni per l’uso. Liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione del 2011”. Il file pubblicato nel gruppo comprendeva quattro pagine ricavate da un documento più ampio trovato nel computer del ricercatore.
Le pagine rese disponibili agli utenti, secondo l’ordinanza, non contenevano istruzioni sull’impiego di strumenti offensivi contro le forze dell’ordine né indicazioni su come reagire ai lacrimogeni. Quelle parti erano presenti soltanto nella versione completa conservata nel computer e non risultano condivise da Siher.
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Il materiale pubblicato veniva quindi ricondotto a una guida per la difesa in piazza e ad atti di disobbedienza civile. Per la giudice, questo elemento rafforza l’ipotesi che l’organizzazione proposta fosse diretta a raccogliere partecipanti alle proteste, non a coinvolgerli in violenze.
Terrorismo e pericolo di fuga
L’ordinanza ha escluso anche l’aggravante della finalità terroristica e il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, introdotto dal decreto sicurezza ed entrato in vigore 24 ore prima del fermo. Nei comunicati attribuiti a Siher non sarebbero state prospettate azioni violente, né sarebbe stato indicato come modello ciò che era accaduto nelle manifestazioni del 17 e 18 ottobre.
La gip ha ritenuto inoltre che i comportamenti contestati non fossero idonei a provocare un grave danno allo Stato o un turbamento profondo e duraturo nella popolazione. L’obiettivo indicato nei messaggi sarebbe stato piuttosto quello di promuovere una partecipazione collettiva, anche al di fuori degli ambienti politici.
Mancava infine il presupposto per convalidare il fermo. Siher è nato in Italia, possiede documenti regolari, vive sul territorio nazionale con la moglie e la figlia e lavora. Quando gli investigatori si erano presentati a casa dei genitori per una perquisizione, erano stati proprio loro a indicare che il 30enne si trovava a Milano, nell’abitazione di un’amica.
Per la giudice non ci sono elementi per ritenere che si fosse spostato lì con l’intenzione di sottrarsi alle indagini. L’ordinanza conclude quindi che non era dimostrato un rischio concreto di fuga e dispone la sua liberazione.
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