Caso Mimì Manzo, tre persone rinviate a giudizio
Alfonso Russo e Loredana Scannelli accusati di omicidio e occultamento; la figlia Romina risponde di favoreggiamento
Il giudice dell’udienza preliminare di Avellino ha mandato a processo tre persone per la scomparsa di Domenico “Mimì” Manzo.
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La posizione della figlia
Romina Manzo deve rispondere di favoreggiamento personale. La giovane ha accolto il rinvio a giudizio sostenendo che il dibattimento potrà chiarire il suo ruolo nella vicenda: «Finalmente, accerteranno che io non c’entro niente».
La legale Federica Renna ha spiegato che gli orari riferiti dalla sua assistita sarebbero stati soltanto confusi e che alcune frasi non riportate subito non erano state comprese nel loro reale significato. Secondo Romina, i responsabili della morte del padre sarebbero altre persone.
L’ipotesi della procura
Alfonso Russo e Loredana Scannelli, che in passato hanno avuto una relazione, sono invece accusati di omicidio aggravato da motivi abietti e occultamento di cadavere. La procura ritiene che Manzo sia stato inseguito e ucciso dopo avere minacciato di denunciare i due per il consumo e lo spaccio di droga durante la festa di compleanno della figlia.
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori c’è anche il collegamento tra il telefono della vittima e una zona vicina a tombini. Russo, che lavorava come operatore ecologico, avrebbe avuto familiarità con la rete dei tombini e con gli impianti idrici e di depurazione dell’area.
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Il risarcimento e l’auto
Nella ricostruzione accusatoria pesa anche un cospicuo risarcimento ricevuto da Romina dopo un periodo di coma. Gli inquirenti ritengono che il padre temesse che la figlia potesse essere sfruttata dagli amici o spendere senza cautela quella somma.
Il cadavere, sempre secondo l’ipotesi della procura, sarebbe stato trasportato nel bagagliaio dell’auto presa a noleggio e utilizzata da Scannelli. Alla restituzione del veicolo, il vano sarebbe stato trovato con tracce di terra e fogliame.
La scomparsa nel 2021
Domenico Manzo, ex muratore ed ex calciatore della Ternana, è sparito la sera dell’8 gennaio 2021 a Prata di Principato Ultra. Da allora le ricerche hanno interessato per anni l’intera zona, senza portare al ritrovamento del corpo.
Gli investigatori hanno inoltre riferito che, intorno alle 3, Russo avrebbe detto alla figlia: «È inutile continuare a cercarlo, tanto è morto e non si può fare più nulla». Nei giorni successivi, rivolgendosi alla compagna, avrebbe aggiunto: «Ma tu hai capito che sto rischiando trent’anni di carcere?»
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