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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Case di comunità, oltre 1.200 già operative: la sfida ora è il personale

Il ministro Schillaci difende il Servizio sanitario nazionale e indica nelle nuove strutture territoriali il passaggio decisivo per assistere anziani e pazienti fragili.

Sono più di 1.200 le Case di comunità che, al 31 agosto 2026, risultavano operative secondo le rendicontazioni trasmesse dalle Regioni. Per Orazio Schillaci il dato rappresenta un risultato rilevante, ma non chiude la partita: la priorità è garantire servizi omogenei in tutta Italia, evitando che la qualità dell’assistenza dipenda dal territorio di nascita del paziente.

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La rete territoriale entra nella fase decisiva

Il ministro della Salute ha spiegato che queste strutture dovranno diventare punti di riferimento soprattutto per la prevenzione e per la presa in carico degli anziani e delle persone più vulnerabili. Il numero delle sedi attive, ha precisato, supera comunque quota 1.000, mentre il conteggio aggiornato comprende quelle che assicurano i servizi minimi stabiliti dal Dm77 e dalle linee di indirizzo del 2024.

Schillaci ha invitato a non fermarsi alle inaugurazioni o alla semplice sostituzione delle insegne sugli edifici. Alcune Regioni incontrano ancora maggiori difficoltà e necessitano di un sostegno più intenso, perché l’obiettivo è fare in modo che le Case di comunità funzionino con standard comparabili lungo l’intero territorio nazionale.


Personale e risorse restano il nodo

Il ministro ha ricordato che il piano originario legato al Pnrr concentrava le risorse sulle infrastrutture, senza finanziare adeguatamente gli operatori e le dotazioni tecnologiche. «È come se le persone si curassero con gli edifici e non con il personale e con le dotazioni tecnologiche», ha affermato, spiegando che il Governo è intervenuto per correggere quell’impostazione.

Nelle precedenti leggi di Bilancio sono stati previsti 250 milioni di euro per il 2025 e 350 milioni per il 2026 destinati all’assunzione di personale per le Case di comunità e gli Ospedali di comunità. Schillaci ha inoltre ricordato che il 63% delle risorse del Pnrr è costituito da prestiti: dei circa 200 miliardi spesso citati, quindi, quasi due terzi dovranno essere restituiti all’Unione europea.

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Il ministro rivendica i risultati raggiunti

L’attuazione del programma ha richiesto un coordinamento tra ministero e amministrazioni regionali, anche per rispettare i complessi meccanismi di rendicontazione europei. Secondo Schillaci, gli obiettivi fissati sono stati centrati nonostante le difficoltà e non si è verificato il fallimento del Pnrr che, a suo giudizio, alcuni auspicavano.

Il ministro ha definito le Case di comunità «il progetto più ambizioso della sanità italiana dell’ultimo decennio», perché puntano a spostare il baricentro dell’assistenza verso il territorio e a ristabilire un equilibrio con gli ospedali. Per completare il percorso, ha aggiunto, sarà però indispensabile la collaborazione delle Regioni e un reclutamento capace di rendere pienamente funzionanti le strutture.


Schillaci difende il Servizio sanitario

Le dichiarazioni sono arrivate a Roma durante il 58esimo Congresso Sumai, rivolto agli specialisti ambulatoriali. In quell’occasione Schillaci ha respinto le critiche più severe rivolte alla sanità pubblica italiana, sostenendo che il sistema mantiene un livello elevato e gode di una reputazione positiva anche fuori dai confini nazionali.

A sostegno della sua posizione ha citato le lettere inviate al ministero da cittadini stranieri curati in Italia, che ringraziano medici, infermieri e operatori per l’assistenza ricevuta senza dover sostenere spese. «Abbiamo un Servizio sanitario nazionale invidiato in tutto il mondo», ha detto il ministro, chiedendo di non svalutare il lavoro quotidiano degli operatori né la fiducia dei pazienti.

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