Case di comunità, la vera sfida è il personale: oltre 1.200 già attive
Al congresso Sumai il ministro Schillaci difende il Servizio sanitario nazionale e chiede alle Regioni di garantire strutture efficienti e uniformi
La partita decisiva per le Case di comunità non riguarda più soltanto la realizzazione degli edifici, ma la loro capacità di offrire servizi concreti ai cittadini. Al 31 agosto risultavano oltre 1.200 strutture operative secondo i requisiti minimi previsti, ma il ministro della Salute Orazio Schillaci ha avvertito che il risultato non può esaurirsi in inaugurazioni o cambi di insegne.
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Il personale resta il nodo centrale
Intervenendo al 58esimo Congresso Sumai, in corso a Roma, Schillaci ha spiegato che il governo sta lavorando per assicurare agli ambulatori e alle nuove strutture un organico sufficiente. Nel primo semestre del 2026, ha riferito, diverse Regioni che procedevano più lentamente hanno accelerato, anche se la riforma richiede il coinvolgimento diretto di tutti i territori.
Il ministro ha ricordato che le precedenti leggi di Bilancio hanno previsto risorse mirate per assumere personale destinato alle Case di comunità e agli Ospedali di comunità: 250 milioni di euro per il 2025 e 350 milioni per il 2026. «È come se le persone si curassero con gli edifici e non con il personale e con le dotazioni tecnologiche», ha osservato, criticando l’impostazione iniziale del Pnrr, che avrebbe concentrato i finanziamenti soprattutto sulle infrastrutture.
Una rete ancora da rendere uniforme
Secondo Schillaci, le Case di comunità dovranno rafforzare la prevenzione e seguire in modo più continuativo soprattutto gli anziani e le persone fragili. L’obiettivo è spostare una parte dell’assistenza dall’ospedale al territorio, evitando che la qualità delle cure dipenda dalla Regione in cui si vive.
Il riferimento normativo è il Dm77, affiancato dalle linee di indirizzo del 2024. Il ministro ha sostenuto che i traguardi europei fissati per il Pnrr sono stati raggiunti, nonostante le difficoltà legate alla rendicontazione, e ha indicato nelle amministrazioni regionali gli interlocutori essenziali per completare il percorso.
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Schillaci difende la sanità pubblica
Nel suo intervento, il ministro ha anche respinto le critiche rivolte al Servizio sanitario nazionale. «In Italia abbiamo un Servizio sanitario nazionale di altissimo livello», ha detto agli specialisti ambulatoriali, aggiungendo che il sistema italiano sarebbe apprezzato anche all’estero.
A sostegno della sua posizione ha citato le lettere ricevute dal ministero da cittadini stranieri, che ringraziano medici, infermieri e operatori per l’assistenza ricevuta senza costi. Schillaci ha poi ribadito che le strutture territoriali dovranno diventare punti di riferimento effettivi e non semplici contenitori: «La sfida però oggi è proseguire nell’attuazione e in questo ovviamente anche le Regioni hanno un ruolo fondamentale».
Il ministro ha infine ricordato che il 63% dei fondi del Pnrr è costituito da prestiti da restituire all’Unione europea. Per questo, ha sostenuto, il completamento della riforma dovrà essere accompagnato da un uso responsabile delle risorse e da risultati verificabili nei servizi offerti ai pazienti.
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