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Attualità 2 min di lettura50 min fa

Tumori, la cura corre ma non per tutti: la sfida dell’accesso

In Italia la mortalità oncologica è calata del 9% in dieci anni, ma restano differenze territoriali da colmare per rendere le innovazioni davvero disponibili.

Il progresso contro il cancro ha prodotto risultati concreti, ma non ha ancora raggiunto ogni paziente allo stesso modo. In Italia, nell’arco dell’ultimo decennio, i decessi per tumore sono diminuiti del 9% e la sopravvivenza si mantiene oltre la media europea. La prossima sfida è trasformare questi traguardi in un accesso uniforme alle cure, senza che il territorio di residenza condizioni le possibilità di trattamento.

La questione è stata al centro della tavola rotonda digitale “L’oncologia del futuro tra sfide e opportunità”, appuntamento condotto da Nicoletta Carbone, giornalista e voce della salute di Radio 24, in programma il 19 ottobre alle 15.00. Il confronto ha riunito rappresentanti della ricerca, della sanità pubblica, dell’industria e delle associazioni dei malati.

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L’innovazione non arriva ovunque insieme

Uno dei principali ostacoli riguarda il periodo che intercorre tra l’autorizzazione di una terapia e la sua concreta presenza nelle strutture sanitarie. A questo si aggiungono tempi differenti e modalità di accesso non uniformi tra le regioni, con il rischio di creare percorsi di cura diversi per persone con bisogni analoghi.

Per ridurre il divario servono reti assistenziali più solide, procedure meno complesse e livelli di presa in carico omogenei. La domanda posta durante l’incontro è stata quindi come rendere più rapidi, sostenibili e realmente accessibili i risultati ottenuti dalla ricerca.


Ricerca e istituzioni alla prova

Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), e Giuseppe Curigliano, alla guida della Società europea di oncologia medica (ESMO), hanno illustrato i progressi compiuti e gli sviluppi attesi sul fronte scientifico. Il quadro delle responsabilità pubbliche è stato invece affrontato con Emanuele Monti, che presiede in Regione Lombardia la Commissione per la sostenibilità sociale, la casa e la famiglia e siede nel consiglio di amministrazione di AIFA.

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All’incontro hanno partecipato anche Roberta Rondena, responsabile Value and Access di Novartis, e Marco Rago, responsabile medico dell’area oncologica di Novartis, per discutere di innovazione e sviluppo terapeutico. Adele Patrini, per CAOS ed Europa Donna Lombardia, ha riportato le esigenze espresse dai pazienti e dalle loro organizzazioni.


Il paziente resta il punto di partenza

La prospettiva clinica è stata affidata a Carmen Fava, ematologa dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino e dell’Università degli Studi di Torino, e a Claudio Vernieri, professore associato di Oncologia medica all’Università degli Studi di Milano. Vernieri svolge inoltre attività oncologica presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ed è direttore della ricerca sul metabolismo dei tumori presso IFOM, l’Istituto di oncologia molecolare della Fondazione AIRC.

Il confronto ha così collegato i risultati della scienza alle decisioni sulle risorse, alla pratica ospedaliera e all’esperienza quotidiana di chi affronta la malattia. La crescita della sopravvivenza e della qualità della vita rappresenta un risultato importante, ma richiede politiche capaci di assicurare che le nuove opportunità non restino concentrate soltanto in alcune aree del Paese.

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