Casa, Sánchez perde la sfida: Madrid torna in piazza e spunta il voto
Il caso della 87enne Maricarmen ha acceso la protesta, ma il Congresso ha respinto due decreti del governo: ora il premier valuta nuove trattative o elezioni anticipate.
La vicenda di María del Carmen Abascal, conosciuta da tutti come «Maricarmen», continua a scuotere la politica spagnola. Dopo il suo sfratto, la protesta contro il caro affitti si è estesa a Madrid e ha trovato un nuovo motivo di rabbia nel doppio rifiuto del Congresso alle misure proposte dal governo di Pedro Sánchez.
Maricarmen è diventata un simbolo
Maricarmen, 87 anni e invalida, è stata allontanata dalla casa in cui viveva dopo una disputa giudiziaria durata otto anni. Portata via in barella, la donna è stata poi ricoverata per l’ansia e lo stress legati allo sfratto.
La sua situazione economica rende ancora più evidente il peso dell’aumento dell’affitto. Nel 2018 versava circa 450 euro al mese su una pensione da 1.350 euro; nello stesso anno, il fondo proprietario dell’immobile ha portato la richiesta a 2.650 euro, riducendola in seguito a 1.650 euro dopo l’avvio della causa.
La storia ha spinto migliaia di persone a occupare Puerta del Sol con tende, coperte e sacchi a pelo. Dopo il voto parlamentare, i sindacati degli inquilini e i manifestanti hanno ripreso a protestare davanti al Parlamento: «I vostri profitti, la nostra miseria!», hanno gridato alcuni partecipanti, mentre altri chiedevano uno sciopero generale.
Il Congresso affossa due decreti
Il primo provvedimento, nato per rispondere all’emergenza abitativa, è stato respinto con 172 voti favorevoli e 178 contrari. A determinare la bocciatura sono stati il Partito Popolare e Vox, insieme ai sette deputati di Junts, la formazione degli indipendentisti catalani.
Il testo prevedeva di sospendere fino al 2030 gli sfratti delle persone vulnerabili, limitare gli acquisti immobiliari dei cosiddetti fondi avvoltoio, introdurre aiuti per la prima casa e finanziare abitazioni a canone accessibile. Il governo aveva approvato il pacchetto dopo l’esplosione delle proteste nella capitale.
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Anche il secondo decreto, dedicato sempre al settore abitativo, non ha superato il passaggio alla Camera bassa: 166 deputati hanno votato a favore e 184 contro. Tra i contrari figuravano nuovamente Junts e il Partito Nazionalista Basco, che in diverse occasioni avevano sostenuto la maggioranza durante questa legislatura. Il testo avrebbe prorogato automaticamente di due anni, fino al 2028, i contratti di locazione in scadenza.
Sánchez valuta la carta elettorale
Il premier ha definito lo sfratto di Maricarmen una «tragedia sociale» e ha accusato l’amministrazione regionale di Madrid, guidata dal centrodestra, di non aver affrontato adeguatamente la crisi abitativa. Isabel Díaz Ayuso, presidente della regione e rappresentante del Partito Popolare, ha invece ridimensionato il caso, ricordando che in Spagna si registrano circa 25mila sfratti ogni anno.
Il voto potrebbe ora aprire una fase delicata per Sánchez. La legislatura dovrebbe concludersi ad agosto, ma il premier starebbe valutando, secondo quanto riportato dal quotidiano El País, la possibilità di convocare elezioni anticipate per sfruttare il malcontento legato agli affitti e recuperare terreno nei sondaggi.
La prima data ipotizzata è domenica 29 novembre, considerata però l’opzione più rischiosa. In alternativa, il governo potrebbe riaprire il confronto con gli alleati per modificare i decreti e cercare una nuova approvazione, lasciando eventualmente spazio a un voto anticipato nel mese di marzo.
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