Economia civile, la sfida è trasformare il benessere in politiche concrete
A Firenze amministratori, istituzioni e mondo cooperativo discutono di felicità, sanità, territori e di un modello economico fondato sulla collaborazione.
Il benessere di una comunità non si misura soltanto dalla ricchezza prodotta, ma anche dalla capacità di garantire cure, opportunità e coesione sociale. È il filo conduttore emerso a Firenze durante l’ottava edizione del Festival Nazionale di Economia Civile, dedicata a “EUconomia. L’Economia che fa bene. Il rumore della foresta che cresce”.
La seconda giornata si è aperta a Palazzo Vecchio con il confronto tra la sindaca Sara Funaro e Leonardo Becchetti, direttore del Festival. Nella Sala dei Cinquecento, accanto agli affreschi di Giorgio Vasari, il dibattito ha messo in relazione crescita, felicità e responsabilità collettiva.
La ricchezza nasce dalla cooperazione
Becchetti ha criticato l’idea secondo cui ogni vantaggio ottenuto da qualcuno debba tradursi in una perdita per qualcun altro. A suo giudizio, l’economia civile parte invece da una logica diversa, nella quale la collaborazione consente di ampliare il valore disponibile per tutti. La scuola, ha osservato, prepara poco a questo tipo di cooperazione, nonostante sia decisiva per affrontare le trasformazioni della società.
Nel suo intervento ha richiamato anche il cambiamento del sistema energetico: oggi il 34% dell’elettricità mondiale proviene da fonti rinnovabili. Il passaggio da una valutazione centrata esclusivamente sul Pil a una fondata sulla felicità richiede, secondo Becchetti, soprattutto capacità di relazione e di costruzione di legami.
Funaro ha collegato questa impostazione al lavoro quotidiano degli amministratori locali. Le politiche pubbliche, ha spiegato, devono essere calibrate sulle diverse necessità dei cittadini e non orientate soltanto alla ricerca del consenso. La sindaca ha inoltre annunciato un progetto per riunire 100 sindaci italiani e del Mediterraneo, con l’obiettivo di coordinare iniziative sulla sostenibilità ambientale.
Sanità, il benessere passa dai servizi
Nel corso della giornata, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha anticipato alcuni contenuti del Rapporto nazionale sul Razionamento Sanitario 2026 e dei nuovi approfondimenti regionali. Il servizio sanitario, ha ricordato, si fonda su universalità, uguaglianza ed equità, principi che devono però diventare accesso effettivo alle cure, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza.
Tra le questioni più urgenti sono state indicate l’anzianità crescente della popolazione, la non autosufficienza, la mancanza di alcune professionalità e le disparità tra territori. Schillaci ha sottolineato che servono nuove risorse, ma anche una programmazione più efficace per utilizzare quelle già disponibili. “Un sistema sanitario universalistico è un fattore di coesione sociale”, ha affermato nel suo intervento.
Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha sostenuto la necessità di spostare il baricentro verso la prevenzione e di ridurre il ricorso agli ospedali quando non indispensabile. Oltre ai medici, ha aggiunto, occorre valorizzare infermieri e altre figure professionali. Marco Marcocci, vicepresidente nazionale di Confcooperative con delega al welfare, ha invece richiamato l’importanza di collegare in una rete comune soggetti impegnati in ambiti differenti, così da evitare sprechi e recuperare risorse.
Europa e territori sotto osservazione
Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le riforme, ha riportato il confronto sulla dimensione comunitaria. Il rafforzamento delle aree interne e rurali è stato indicato come una priorità, soprattutto per offrire alle nuove generazioni la possibilità di restare nei luoghi d’origine.
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La Commissione europea, ha annunciato Fitto, presenterà a gennaio una strategia dedicata alle aree interne e al cosiddetto diritto di rimanere. Il documento dovrebbe orientare le scelte del futuro piano nazionale e regionale di partenariato, in vista del prossimo bilancio.
Augusto dell’Erba, presidente di Federcasse-BCC, ha descritto la cooperazione come uno dei motori dell’economia sociale e ha chiesto di concentrarsi sulla creazione di valore, ricchezza e risparmio. “La buona economia è quella che parte dai territori”, ha dichiarato a margine degli incontri, indicando nella collaborazione una risposta alla complessità della fase attuale.
Il peso dell’economia sociale
Una tavola rotonda è stata dedicata alle realtà che operano senza grande visibilità, ma producono effetti significativi nella vita collettiva. Lucia Albano, sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha citato associazioni, cooperative, sport e cultura come componenti capaci di sostenere il bene comune. Tra i criteri da rafforzare ha indicato la valutazione dell’impatto economico e sociale, la progettazione responsabile e la condivisione dei percorsi.
Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, ha chiesto alle cooperative di continuare a mettere le persone al centro, destinando le riserve indivisibili alle generazioni future. Secondo Gardini, il settore può offrire risposte concrete in agricoltura, nel credito, nel lavoro e nel welfare, soprattutto nelle zone marginali che faticano a seguire il ritmo dello sviluppo.
Maria Teresa Bellucci, viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha fornito i dati sul comparto: in Italia operano oltre 428.000 organizzazioni dell’economia sociale, con più di 1,8 milioni di addetti e oltre 4,6 milioni di volontari. Numeri che, ha spiegato, mostrano la consistenza di un settore che il governo vuole rendere stabile all’interno del modello di sviluppo nazionale.
Il Festival tra politica e cultura
Il programma aveva già proposto, nella serata di giovedì, lo spettacolo “Madri della Repubblica”, interpretato da Lella Costa e curato dalla Fondazione MUS.E. L’iniziativa era dedicata agli 80 anni dell’Assemblea Costituente e prendeva spunto dal volume “Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica”, dedicato a Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin.
Il Festival è nato da un’idea di Federcasse, l’Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen. La manifestazione è promossa insieme a Confcooperative e organizzata con NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo, Assimoco e Federaz.
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