Casa, il governo Sánchez rischia tutto: un decreto può cadere
Il Congresso spagnolo voterà venerdì 2 ottobre due testi distinti sulla casa, mentre piazza e opposizioni contestano un compromesso giudicato fragile.
Il voto di venerdì 2 ottobre può trasformarsi in un passaggio ad alto rischio per il governo di Pedro Sánchez. Il primo decreto sulla casa avrebbe qualche possibilità di superare l’esame del Congresso, mentre il secondo appare molto più esposto: una bocciatura, dopo giorni di proteste, avrebbe un costo politico rilevante per l’esecutivo.
La maggioranza non dispone infatti di numeri sicuri. Se Junts dovesse votare contro, l’intero impianto potrebbe saltare; con il sostegno dei catalani e del Pnv, invece, Podemos potrebbe scegliere l’astensione senza impedire l’approvazione del testo. Il precedente di aprile, quando la proroga degli affitti fu respinta con i voti di Pp, Vox e Junts, rende il quadro ancora più incerto.
Un accordo appeso ai voti decisivi
Míriam Nogueras, esponente di Junts, sembra orientata a sostenere il primo provvedimento, ma continua a chiedere maggiori garanzie per i piccoli proprietari. Il secondo testo appare più difficile da difendere anche agli occhi di Junts e Pnv, soprattutto se il Psoe non lo presenterà come una propria priorità.
L’intesa tra Psoe e Sumar è arrivata dopo una notte di negoziati e con una riunione del Consiglio dei ministri iniziata in ritardo. Più che una convergenza piena, il risultato sembra riflettere la necessità di tenere insieme i due partiti della coalizione: Sumar ha messo la casa al centro della propria agenda, mentre il Psoe ha insistito sugli incentivi destinati ai proprietari.
Yolanda Díaz ha attribuito alle mobilitazioni il merito di aver riportato Maricarmen nella discussione pubblica e ha detto a Puerta del Sol: «Maricarmen tornerà a casa sua, ed è merito vostro». Il ministro Pablo Bustinduy, rivolgendosi agli altri gruppi parlamentari, ha avvertito che sarà difficile giustificare un atteggiamento di disinteresse verso il problema abitativo.
La piazza contesta il compromesso
La protesta è nata dopo lo sfratto dell’87enne Maricarmen dal suo appartamento di Madrid. La vicenda ha spinto migliaia di persone a radunarsi a Puerta del Sol e ha alimentato iniziative analoghe a Barcellona, Siviglia, Bilbao e in numerosi altri centri del Paese.
Il Sindicato de Inquilinas considera un errore aver separato le misure in due provvedimenti. La portavoce madrilena Valeria Racu ha definito la scelta una strategia di divisione e ha dichiarato: «Se il decreto verrà spezzato in due, sarebbe una vera vergogna». Alicia del Río sostiene invece che questa soluzione rischi di trasformare la questione abitativa in una sfida tra partiti, mentre i cittadini chiedono interventi concreti.
Il sindacato accoglie con favore l’inserimento degli affitti a tempo indeterminato, ma invita ad attendere il testo definitivo. Secondo Alicia del Río, le formulazioni troppo permissive lasciano spazio ai proprietari più forti e agli interessi del settore immobiliare. A Barcellona, il Sindicat de Llogateres ha minacciato uno sciopero generale nel caso di un provvedimento considerato di facciata. Per il fine settimana sono già state convocate nuove manifestazioni in tutto il Paese, mentre giovedì sono previste proteste con pentole.
Cosa contiene il primo decreto
Il testo ritenuto più facile da approvare prolunga fino al 2030 la sospensione degli sfratti per i nuclei vulnerabili privi di un’alternativa abitativa. La proposta iniziale del Psoe si fermava al 2028. Sono inoltre previsti due anni di blocco agli acquisti speculativi da parte dei fondi di investimento, una proroga biennale dei contratti in scadenza prima del 2029 su richiesta dell’inquilino e il congelamento degli aumenti annuali fino al 2028.
Per la prima volta vengono inseriti anche gli affitti di durata inferiore a un anno e quelli per singola stanza. I proprietari dovranno dimostrare la reale natura temporanea dell’accordo; in assenza di una motivazione valida, il contratto sarà trattato come locazione dell’abitazione principale.
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Sul piano fiscale, l’Iva sugli alloggi turistici salirebbe al 10%, mentre l’imposta sugli utili non distribuiti delle Socimi passerebbe dal 15% al 25%. I comuni potrebbero aumentare l’Imu sulle abitazioni vuote e verrebbero attivati prestiti senza interessi per l’acquisto della prima casa. Allo stesso tempo, il provvedimento riconosce agevolazioni ai proprietari che concedono immobili in locazione.
Il nodo degli affitti senza scadenza
Nel secondo decreto è contenuta la richiesta considerata più ambiziosa dai movimenti: contratti senza termine prefissato, rinnovo automatico e possibilità di rescissione limitata a ragioni oggettive. Un modello analogo è già presente nel Regno Unito, in Germania e in Austria.
Proprio questo elemento rischia di rimanere separato dalle misure con maggiori possibilità di approvazione. Il timore dei sindacati è che il Congresso approvi soltanto una parte delle richieste, lasciando fuori il cambiamento strutturale sui contratti di locazione.
A sinistra, Podemos ha accusato l’esecutivo di «prendere in giro» i cittadini e Ione Belarra ha sottolineato che nel testo non compare alcun intervento strutturale. Il partito contesta soprattutto gli sgravi per i proprietari e l’assenza di espropri degli immobili controllati dai fondi. Irene Montero ha inoltre definito provvisorie le protezioni contro gli sfratti e le proroghe, osservando che la proposta sugli affitti senza scadenza sarebbe stata collocata in un testo separato proprio perché difficilmente approvabile.
Incentivi fiscali sotto accusa
Le agevolazioni per i proprietari potrebbero arrivare al 100% in cambio di una riduzione del canone pari appena al 5%. Il costo stimato per le casse pubbliche è di 347 milioni l’anno. Per gli inquilini con redditi inferiori a 23mila euro è prevista una detrazione del 10% sull’affitto versato, che potrebbe riguardare più di 945mila famiglie e generare un risparmio complessivo di 835 milioni.
La combinazione delle due misure potrebbe produrre un mancato gettito annuo di 1.859 milioni. I sindacati contestano inoltre il meccanismo delle detrazioni, sostenendo che i canoni utilizzati come riferimento incorporano già anni di aumenti legati alla speculazione.
Nel movimento c’è anche chi interpreta l’accordo come un risultato ottenuto grazie alla mobilitazione. Izquierda Unida, attraverso Antonio Maíllo, ha espresso insoddisfazione per la separazione dei testi ma ha riconosciuto elementi positivi nei contenuti. Resta però il dubbio sulla capacità del governo di difendere fino in fondo entrambe le proposte davanti a un Congresso senza una maggioranza stabile.
L’ultima parola spetterà dunque alla Camera venerdì 2 ottobre. Il primo decreto potrebbe trovare i numeri per passare; il secondo resta invece legato a equilibri politici incerti e alla pressione delle piazze, che hanno già annunciato nuove iniziative.
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