Carceri, 260 milioni già vincolati: la svolta punta a ridurre la recidiva
Il piano del ministero della Giustizia finanzia lavoro, formazione, strutture e accompagnamento fuori dal carcere per costruire un reinserimento più efficace.
Sono già stati destinati 260,14 milioni di euro, pari al 93% dei 280,30 milioni messi in programma, al piano per l’inclusione socio-lavorativa delle persone detenute. L’iniziativa del ministero della Giustizia, inserita nel Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027, mira a rendere il reinserimento una componente stabile dell’esecuzione penale e a contenere il rischio di recidiva.
Il progetto è stato illustrato a Palazzo Madama durante l’incontro “Una Giustizia più inclusiva. Il nuovo modello italiano per l’esecuzione penale”. L’impostazione supera l’idea che la detenzione rappresenti l’unica risposta alla criminalità e coinvolge sia gli istituti penitenziari sia le persone che stanno scontando la pena attraverso percorsi alternativi.
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Fondi già concentrati su due fronti
La parte più consistente delle risorse, oltre 144 milioni di euro, è stata assegnata agli interventi negli istituti. I finanziamenti sostengono attività formative e lavorative, con un’attenzione particolare ai settori dell’agricoltura e della sostenibilità ambientale.
Una quota dei fondi è stata invece utilizzata per lavori di riqualificazione e adeguamento degli impianti in 90 carceri. Fuori dalle strutture sono stati attivati quasi 74 milioni di euro per creare reti territoriali capaci di seguire le persone sottoposte a misure di comunità e accompagnarle durante il percorso di pena.
La pena guarda anche al dopo
Il piano prende in considerazione una platea più ampia dei soli detenuti. Attualmente nelle carceri italiane si trovano 65.661 persone, mentre 143.027 sono seguite dagli Uffici di esecuzione penale: oltre 101mila usufruiscono di misure alternative, mentre le altre sono coinvolte in attività di indagine o consulenza.
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Presentando il progetto, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha sostenuto che l’obiettivo sia «restituire dignità alle persone, offrendo loro una reale seconda chance e garantendo, attraverso l’abbattimento della recidiva, maggiore sicurezza a tutta la collettività». Sisto ha inoltre ribadito che «la certezza della pena non deve mai essere disgiunta dalla sua funzione rieducativa».
Giovani, arriva il sostegno personalizzato
Una linea specifica è dedicata ai minori e ai giovani adulti coinvolti in procedimenti penali o prossimi all’uscita dalle comunità. Dopo la selezione di 62 organizzazioni del Terzo settore, il ministero prevede l’affiancamento di 800 ragazzi attraverso una figura incaricata di sostenerli nel cammino verso l’autonomia.
Il programma punta così a collegare il periodo di esecuzione della pena con la fase successiva, mettendo in rete istituzioni, servizi e realtà territoriali. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le opportunità concrete di reinserimento e ridurre le probabilità che il percorso penale si ripeta.
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