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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Carburanti, il paradosso europeo: il petrolio c’è ma mancano le raffinerie

Gianni Murano, presidente di Unem, invita a superare gli interventi temporanei e a costruire una politica energetica comune per ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Il punto critico non è soltanto il costo del greggio. In Europa la materia prima è disponibile, ma la capacità di trasformarla in carburanti non basta più: secondo Gianni Murano, presidente di Unem, è questo uno dei paradossi emersi durante l’attuale crisi energetica.

A suo giudizio, fino a dieci anni fa il continente riusciva a coprire la propria domanda, mentre oggi deve ricorrere in misura crescente agli acquisti dall’estero. «Abbiamo disponibilità di petrolio, quindi la materia prima c’è, ma mancano le raffinerie per raffinarlo», ha spiegato Murano.


Più Europa per abbassare i costi

Il presidente di Unem considera necessaria una politica industriale condivisa, capace di trattare le infrastrutture energetiche dei singoli Paesi come una dotazione comune. In questo modo, sostiene, sarebbe possibile distribuire le risorse in base alla domanda complessiva e attenuare le differenze di prezzo.

Murano cita il caso di alcuni Stati che dispongono di elettricità a costo nullo, ma non riescono a venderla oltre confine per la presenza di strozzature nella rete. L’Italia, invece, avrebbe una capacità di raffinazione superiore al proprio fabbisogno, mentre Francia e Germania si trovano nella situazione opposta e devono importare prodotti raffinati.


Lo sconto alla pompa non basta

Il tema è emerso anche dopo le decisioni di Eni, Socar, Ip, Esso e Q8, che hanno introdotto un limite temporaneo ai prezzi dei carburanti. Le riduzioni, comprese tra 15 e 17 centesimi di euro al litro, rappresentano secondo Murano un segnale di attenzione verso i consumatori, ma non possono diventare una risposta permanente.

A pesare sono soprattutto le quotazioni internazionali dei prodotti già raffinati, che stanno crescendo rispetto a quelle del petrolio di riferimento. L’effetto delle iniziative societarie dipenderà quindi dall’evoluzione dello scenario globale e non potrà sostituire una scelta strutturale delle istituzioni europee.


Raffinerie, il deficit lasciato dall’Europa

Unem denuncia da tempo il progressivo arretramento dell’industria europea della raffinazione. Nell’ultimo decennio hanno chiuso circa 30 impianti, pari a quasi il 20% della capacità del continente, aumentando la dipendenza da fornitori esterni.

In passato l’Europa si affidava in larga parte alla Russia, considerata il terzo polo mondiale della raffinazione dopo Stati Uniti e Cina. Dopo l’introduzione delle sanzioni, il ruolo è passato soprattutto agli impianti dell’area del Golfo Persico e alle strutture collegate alle rotte del Mar Rosso. Per Murano, questa scelta ha esposto il continente alla scarsità di beni essenziali per i trasporti.


La transizione deve garantire sicurezza

La decarbonizzazione, nella prospettiva indicata da Murano, non può essere separata dalla sicurezza degli approvvigionamenti. Alla sostenibilità ambientale ed economica va dunque affiancata una terza dimensione: la capacità di assicurare energia anche in presenza di tensioni internazionali.

I carburanti liquidi continuano infatti a coprire oltre il 90% della mobilità stradale leggera, del trasporto aereo e di quello marittimo. L’elettrificazione resta una direzione utile nel lungo periodo, ma non risolve le necessità immediate del sistema europeo.


Il nodo delle importazioni di gasolio

Per definire una risposta concreta, Murano propone di confrontare la domanda energetica europea con la capacità effettiva di produzione. Il dato più significativo riguarda il gasolio: l’Unione europea ne importa circa 40 milioni di tonnellate ogni anno, mentre l’Italia ne consuma all’incirca 23 milioni.

Colmare questa distanza significherebbe aumentare la produzione interna, una scelta che si scontra con l’impostazione delle politiche ambientali adottate finora. Secondo il presidente di Unem, però, la riduzione dei consumi e la crescita dell’elettricità non possono cancellare il fabbisogno attuale né la necessità di mantenere una base industriale adeguata.


Biocarburanti dentro il nuovo mix

La raffinazione conserva un peso rilevante anche nella trasformazione del sistema energetico: circa il 36% della domanda europea e italiana è ancora soddisfatto da carburanti liquidi, ottenuti da fonti fossili o da materie prime rinnovabili. L’obiettivo, quindi, dovrebbe essere accompagnare la riduzione delle emissioni senza indebolire la capacità produttiva nazionale e continentale.

L’Italia ha già avviato questo percorso con due bioraffinerie operative, mentre un terzo impianto, a Livorno, si trova in una fase avanzata di progettazione e realizzazione. Alcuni modelli prevedono la convivenza tra lavorazioni tradizionali e biocarburanti; altri separano le produzioni, per poi miscelare i diversi componenti.

Il carburante del futuro, nella descrizione di Murano, sarà composto da più elementi: biocarburanti, prodotti sintetici, idrogeno verde e combustibili ricavati dai rifiuti. Non una singola soluzione, dunque, ma una combinazione di tecnologie destinata a evolvere insieme alla domanda.

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