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Attualità 3 min di lettura15 ott

Calabria, la protesta si allarga: 15 presìdi contro il caro-carburante

Agricoltori e trasportatori annunciano nuove mobilitazioni in tutta la regione, chiedendo aiuti sui costi di produzione e accusando la politica di aver ignorato il settore.

Il malcontento del comparto agricolo calabrese non si è spento dopo le prime settimane di mobilitazione. A partire dalla mezzanotte del 16 ottobre, agricoltori e trasportatori torneranno a presidiare le strade insieme ad altre categorie colpite dal rincaro del carburante e dall’aumento generale delle spese, con circa quindici punti di protesta distribuiti sul territorio regionale.

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Costi alle stelle e margini azzerati

A guidare la mobilitazione è il Movimento Terra e Agricoltura, presieduto da Michele Talarico. Secondo il presidente dell’associazione, il problema non riguarda soltanto il gasolio: concimi, prodotti fitosanitari e altri materiali necessari alle coltivazioni risentono anch’essi del prezzo del petrolio, mentre gli agricoltori non riescono a incidere sul valore finale delle merci.

Talarico porta due esempi per descrivere lo squilibrio tra produzione e vendita. I pomodori possono arrivare sugli scaffali a 7/8 euro al chilo, mentre ai produttori restano circa 50 centesimi; per ottenere un litro di olio pugliese o calabrese, invece, la spesa sarebbe di 6 euro, a fronte di un prezzo di mercato pari a 4 euro. «Si lavora in perdita», ha sintetizzato il presidente del MTA.

La richiesta rivolta a Roma e alla Regione Calabria è un intervento straordinario sul modello delle misure adottate durante la pandemia, con contributi a fondo perduto destinati a coprire almeno una parte degli oneri produttivi. I 15 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione, sostengono i manifestanti, non sarebbero sufficienti ad affrontare una crisi ormai diventata strutturale.


Una mobilitazione oltre i campi

Le iniziative hanno già interessato tutte e cinque le province calabresi. Anche dagli altri territori sono arrivate richieste di adesione: tra i casi citati dal MTA c’è quello di Falerna, nel Catanzarese, dove gli operatori locali hanno contattato l’organizzazione per partecipare ai presìdi.

Accanto agli agricoltori e agli autotrasportatori dovrebbero schierarsi commercianti, ambulanti, imprese private di soccorso e gestori delle cosiddette pompe bianche. Questi ultimi denunciano di acquistare il carburante a un costo superiore a quello praticato da Eni alla propria rete di distribuzione.

Il movimento sostiene inoltre di aver ricevuto scarso appoggio dalle principali organizzazioni agricole nazionali. Invece di partecipare ai blocchi, queste avrebbero invitato gli operatori a restare al lavoro nei campi. Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia, ha preso le distanze dai presìdi, ricordando che i mezzi dell’organizzazione sono impegnati nelle attività agricole e non nelle manifestazioni.

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Il gelo con politica e sindacati

Il dissenso ha coinvolto anche aziende considerate vicine alle grandi sigle di rappresentanza. Talarico riferisce che diverse imprese della filiera della cipolla, tradizionalmente legate a quelle organizzazioni, hanno scelto di partecipare alla protesta. A suo giudizio, il senso di isolamento avrebbe spinto molti lavoratori a rompere con gli orientamenti delle associazioni di categoria.

La contestazione si è trasformata anche in una presa di distanza dalla politica: durante alcuni presìdi sono state bruciate tessere elettorali. «Perché la politica ci ha abbandonato? Questa è tutta gente che abbiamo appoggiato noi», ha affermato Talarico, riferendosi ai rappresentanti presenti nei governi nazionale e regionale e alle promesse che, a suo dire, non sarebbero state mantenute.

A lamentare l’assenza di sostegno sono anche alcuni agricoltori della Basilicata, che avrebbero contattato i sindacati senza ottenere la partecipazione alle iniziative. Il presidente del MTA denuncia inoltre che, mentre alcune manifestazioni sarebbero state ignorate, in altri casi ai lavoratori scesi in strada pacificamente sarebbe stata associata l’ombra della criminalità organizzata.


Il caso delle accuse ai manifestanti

La sottosegretaria al Ministero dell’Interno Wanda Ferro ha diffuso una nota nella quale richiamava la possibile presenza di criminalità organizzata tra i partecipanti, basandosi sulla lettura di alcuni articoli pubblicati in rete. Talarico ha contestato l’impostazione, osservando che non sarebbe possibile chiedere il casellario giudiziale a ogni persona presente ai presìdi.

Per il presidente del MTA, la protesta riunisce soprattutto agricoltori e lavoratori alle prese con difficoltà economiche, indipendentemente da eventuali vicende giudiziarie personali. Intanto, i rappresentanti delle diverse regioni hanno mantenuto i contatti e Talarico annuncia la propria presenza a Roma lunedì, in occasione di un’udienza insieme agli esponenti delle altre aree coinvolte, nella speranza che l’incontro apra un confronto concreto.

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