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Attualità 1 min di lettura4 giorni fa

Burnham e il ritorno nell’Ue: perché Londra teme la svolta

Una domanda rimasta sospesa ha alimentato le speculazioni sul nuovo premier britannico, mentre a destra si moltiplicano le accuse e i segnali di un possibile riavvicinamento all’Europa.

Il dubbio su Andy Burnham ha acceso in poche ore un’ondata di sospetti a Londra. Non è arrivata una smentita netta, e questo ha fatto decollare le ipotesi su un possibile riposizionamento del Regno Unito verso l’Unione europea, con i tabloid già schierati sul fronte dell’allarme.


La risposta che non è arrivata

A far esplodere il caso è stata soprattutto una domanda rimasta senza replica. Da lì in avanti, nell’ambiente politico britannico si è fatta strada l’idea che il nuovo premier possa valutare un avvicinamento più deciso a Bruxelles.

Secondo quanto riportato da Repubblica, questa opzione starebbe guadagnando peso. Nel frattempo, i giornali popolari hanno reagito con toni durissimi, parlando di “Tradimento!”, “Orrore!” e “Complotto!”, mentre il clima intorno a Burnham si è rapidamente surriscaldato.

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I segnali che alimentano i sospetti

A rendere più fitto il quadro ci sono altri elementi letti come indizi. Tra questi, un intervento a favore dell’Ue firmato da Tony Blair e la possibilità di elezioni anticipate, due tasselli che alimentano il sospetto di una strategia più ampia.

Per ora non c’è alcuna conferma di un piano già definito, ma l’impressione è che la discussione si sia già spostata oltre il semplice interrogativo iniziale. L’ipotesi di un ritorno del Regno Unito in Europa resta al centro delle chiacchiere politiche, con effetti immediati sul dibattito pubblico e sulla stampa più ostile all’Unione.

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