Brosio, gli anni di Fede tra scontri sfiorati e dirette su Tangentopoli
Dal colloquio notturno con Emilio Fede alle maratone televisive davanti al tribunale di Milano, il racconto degli anni che resero noto Paolo Brosio.
Una macchina da scrivere lanciata durante una discussione, una segretaria colpita per errore e un rapporto professionale vissuto tra pressioni e affetto: Paolo Brosio ha ripercorso così il periodo trascorso accanto a Emilio Fede. Erano gli anni in cui il giornalista si impose come volto delle dirette televisive, prima di intraprendere anche una carriera nell’intrattenimento e di raccontare pubblicamente la sua conversione religiosa.
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Il debutto arrivò di notte
L’ingresso di Brosio nel mondo dell’informazione privata risale al 1991, durante la Guerra del Golfo. Fede lo convocò per un colloquio notturno e, dopo averlo scelto, lo destinò quasi subito al lavoro sul campo. L’esperienza ebbe però conseguenze anche nella sua vita familiare: sposato da poco, il giornalista era spesso assente e la moglie, esasperata, gli fece trovare i bagagli fuori casa.
Brosio ha ricordato quel legame professionale come molto intenso. Secondo il suo racconto, Fede sottoponeva tutti a ritmi duri, ma con lui l’attenzione era ancora maggiore perché doveva comparire continuamente in collegamento. Da qui anche l’episodio più movimentato: «Mi tirò la macchina da scrivere in testa, ma io riuscii a scansarla e colpì la segretaria. Mi voleva bene».
Da una mummia a Mani Pulite
Nel 1992 il cronista si trovava in Austria per seguire il ritrovamento dell’uomo del Similaun, il corpo conservato nel ghiaccio da circa 5300 anni. L’incarico era ottenere materiale esclusivo, compresa una provocatoria intervista alla “mummia”. Mentre Brosio era all’estero, però, a Milano venne arrestato Mario Chiesa e prese avvio l’inchiesta di Mani Pulite.
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Fede gli ordinò di rientrare immediatamente in Italia, trasformando quella trasferta in un altro tipo di reportage. Il giornalista non poteva sistemarsi davanti al Palazzo di Giustizia e scelse quindi l’isola pedonale di corso Porta Vittoria, da dove riusciva comunque a inquadrare l’edificio, nonostante il passaggio dei tram.
Il volto delle dirette milanesi
Per mesi Brosio rimase nello stesso punto, anche con temperature molto elevate, indossando il loden o il Barbour. La sua presenza divenne così abituale da entrare nel paesaggio della cronaca giudiziaria: venne persino collocato un cartello per indicare il luogo delle sue dirette.
La popolarità conquistata in quella fase lo accompagnò anche dopo l’esperienza da inviato del TG4. Brosio passò infatti ai programmi di intrattenimento e ai reality, mentre la parte più personale della sua storia si sviluppò attraverso la fede cattolica, il rapporto con Medjugorje, i libri e le testimonianze legate ai pellegrinaggi.
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