Brasile, l’algoritmo finisce sotto accusa: la stretta su Meta
Nel voto presidenziale brasiliano, il Tribunale supremo elettorale ordina alla piattaforma neutralità nella diffusione dei contenuti e impone una sanzione quotidiana
Flávio Bolsonaro respinge le accuse e interpreta la vicenda come un tentativo della sinistra di giustificare in anticipo una possibile sconfitta. «La sinistra sta preparando la scusa per la sconfitta. Ora la colpa non è più delle loro proposte o del malcontento popolare, ma degli algoritmi di Instagram e di WhatsApp», ha dichiarato il candidato.
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La rete estera dietro la campagna
Sul caso si innestano anche presunti interventi di consulenti e società straniere. Fernando Cerimedo, figura dell’area Maga in America Latina e già attivo in altre competizioni elettorali regionali, avrebbe promesso a Flávio Bolsonaro un accesso privilegiato ai servizi di Meta, oltre a una rete di bot e gruppi digitali incaricati di sostenerne la candidatura.
L’accordo sarebbe stato documentato da Nadia Beller, ex compagna di Cerimedo, che ha consegnato materiale agli investigatori. Prima di essere arrestato in Bolivia, l’uomo avrebbe scritto al candidato brasiliano di poter far chiudere o riattivare qualunque pagina. Le indagini della polizia federale brasiliana stanno esaminando anche questi elementi.
Un’altra pista riguarda Elytron, azienda statunitense specializzata in sicurezza informatica. Secondo un’inchiesta brasiliana, il comitato elettorale di Bolsonaro avrebbe pagato 600mila reais, pari a 118mila dollari, per creare identità false e condurre azioni di propaganda contro Lula.
Le accuse arrivano dall’ex consulente tecnologico Vincent Edward Reed, che avrebbe fornito registri commerciali e testimonianze. Il progetto, secondo la sua ricostruzione, puntava a classificare gli elettori e a raggiungerli con falsi contenuti audiovisivi prodotti dall’intelligenza artificiale.
Meta nega, ma gli allarmi restano
La società controllata da Mark Zuckerberg ha escluso che vi sia stata una scelta deliberata contro la campagna di Luiz Inácio Lula da Silva. Meta ha attribuito i problemi a un malfunzionamento globale e temporaneo, capace di coinvolgere diversi inserzionisti.
All’interno dell’azienda, tuttavia, alcuni dipendenti brasiliani avrebbero segnalato episodi considerati gravi e bisognosi di interventi immediati. Le comunicazioni interne rese pubbliche da una testata locale mostrerebbero che i responsabili negli Stati Uniti furono accusati di aver minimizzato il peso politico della situazione, nonostante il rischio di un contenzioso fosse ritenuto elevato.
Le segnalazioni della campagna di Lula riguardavano anzitutto l’improvvisa sospensione degli strumenti pubblicitari su Facebook e Instagram. Sarebbero stati inoltre bloccati annunci elettorali autorizzati invece per Bolsonaro, mentre il profilo ufficiale del presidente uscente e quello di altri esponenti della sinistra sarebbero diventati difficili da trovare nelle ricerche su Instagram.
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Tra gli episodi indicati figurano anche una diversa disponibilità degli strumenti di intelligenza artificiale per produrre materiale politico e la permanenza online di 255 profili falsi, già segnalati perché diffondevano notizie non verificate. Secondo i legali di Lula, queste dinamiche avrebbero oscurato anche contenuti favorevoli al presidente, tra cui i dati sulla riduzione dell’orario lavorativo e sul calo della deforestazione amazzonica ai livelli più bassi dal 1988.
Lula denuncia un rischio democratico
Il leader progressista ha sostenuto che l’uso opaco delle piattaforme non possa determinare l’esito delle urne. «Stanno usando la tecnologia per cercare di controllare il destino del nostro Paese. Non accetteremo che nessuna corporation straniera decida, attraverso un algoritmo occulto, chi deve governare il Brasile», ha affermato.
La denuncia è stata trasmessa anche a osservatori internazionali accreditati, tra cui l’Organizzazione degli Stati americani, l’Unione europea e il Parlamento del Mercosur. Il confronto non riguarda quindi soltanto la visibilità dei singoli messaggi, ma il modo in cui le piattaforme gestiscono la circolazione della propaganda durante una sfida presidenziale.
La stretta dei giudici su Meta
A intervenire è stato il Tribunale supremo elettorale brasiliano, chiamato a garantire condizioni equivalenti per i due candidati in vista del ballottaggio di domenica 25 ottobre. Il provvedimento, preparato dal ministro Marco Aurélio Bellizze, vieta a Meta di ridurre senza motivazione la diffusione di contenuti politici a vantaggio o a danno di una candidatura.
La prescrizione comprende anche Meta AI. Gli strumenti del sistema non potranno sostenere un candidato, suggerire una scelta elettorale, invitare a votare per qualcuno o penalizzare una parte politica.
Per ogni giornata di mancato rispetto dell’ordinanza è prevista una sanzione di 500mila reais, circa 81mila euro. La decisione arriva dopo la contestazione di un trattamento diseguale nella produzione e nella distribuzione dei contenuti politici, proprio mentre il Brasile si prepara alla sfida tra Flávio Bolsonaro e Luiz Inácio Lula da Silva.
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