Zelensky accusa Trump: il piano a tre per l’Ucraina resta in bilico
Il Cremlino avrebbe proposto un confronto tra Putin, Trump e Xi Jinping, ma la Casa Bianca non avrebbe ancora dato il via libera al vertice in Cina
Volodymyr Zelensky accusa Donald Trump di spingere l’Ucraina verso la resa a Mosca. Il presidente statunitense, intanto, continua a criticare il leader ucraino e lo considera poco disposto a chiudere il conflitto.
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Zelensky teme una resa imposta
Trump ha contestato a Zelensky la decisione di colpire obiettivi legati alla raffinazione russa, sostenendo che simili azioni renderebbero più difficile la conclusione della guerra. Da Kiev è arrivata una nuova replica alle posizioni della Casa Bianca.
"Trump spinge l'Ucraina alla capitolazione di fronte alla Russia", ha dichiarato Zelensky, accusando così Washington di favorire una soluzione non condivisa dal governo ucraino.
Il riavvicinamento tra Trump e Putin
Le tensioni si inseriscono in una fase di maggiore apertura nei rapporti tra Trump e Vladimir Putin. Il presidente americano avrebbe infatti autorizzato l’acquisto di gasolio russo con l’obiettivo di frenare il costo dei carburanti negli Stati Uniti.
Trump ha inoltre congelato nuove misure punitive contro Mosca, già previste da una legge sostenuta da esponenti di entrambi i partiti. La scelta ha provocato malumori anche nel campo dei suoi alleati, mentre gli specialisti del comparto energetico ritengono che il rincaro del gasolio dipenda soprattutto dal conflitto con l’Iran e che le quantità russe promesse inciderebbero poco sul mercato.
Putin pensa a un tavolo ristretto
In questo quadro, Putin avrebbe sottoposto a Trump e Xi Jinping l’idea di un colloquio a tre sulla guerra in Ucraina. La proposta sarebbe stata formulata durante la telefonata del 9 ottobre tra il leader russo e quello statunitense e prevederebbe l’assenza di Zelensky.
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Dmitri Peskov ha confermato che i contatti sono in corso, ma ha chiarito che non è stato ancora raggiunto alcun accordo né sulla riunione né sugli argomenti da affrontare. Un rappresentante dell’amministrazione statunitense ha riferito che Trump non ha accettato l’invito, pur potendo valutarlo all’interno delle iniziative diplomatiche per fermare i combattimenti.
La Cina può diventare il punto d’incontro
L’ipotesi russa sarebbe quella di collocare il confronto accanto al vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico, in programma il 18 e 19 novembre a Shenzhen. Pechino non avrebbe chiuso alla possibilità, subordinando però l’organizzazione al consenso di Trump.
Per Xi Jinping, ospitare Putin e Trump offrirebbe l’occasione di accreditare la Cina come interlocutore decisivo tra le principali potenze. Il progetto comporterebbe tuttavia anche conseguenze delicate: potrebbe incrinare i legami commerciali con l’Europa e alimentare il timore di un sostegno cinese ancora più esplicito alla Russia.
Un nuovo equilibrio tra potenze
Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, Putin vedrebbe nel formato ristretto uno strumento per riaffermare il peso internazionale della Russia e tenere l’Europa lontana dalle trattative. Una fonte russa ha evocato persino il modello di una nuova conferenza di Yalta, con una possibile divisione delle aree d’influenza tra grandi potenze; gli osservatori considerano però tale scenario poco plausibile.
Anche Taiwan guarderebbe con apprensione a un negoziato sul destino di un Paese escluso dal tavolo. Nell’isola potrebbe rafforzarsi il timore che, in futuro, le grandi potenze tentino di decidere il suo futuro attraverso un’intesa raggiunta senza il coinvolgimento diretto di Taipei.
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