Francia nel caos: Macron blinda il governo e accusa i violenti
Dopo i disordini restano 2.400 fermi e circa mille agenti feriti, mentre cresce lo scontro politico tra il presidente e Jean-Luc Mélenchon
Jean-Luc Mélenchon ha accusato Emmanuel Macron di voler lasciare che la crisi si consumi lentamente, respingendo ogni responsabilità della France Insoumise nell’escalation delle proteste. Il leader della sinistra radicale sostiene che il movimento popolare si organizzi autonomamente attraverso sindacati e assemblee, mentre i rappresentanti del suo partito cercano di contenere gli episodi di violenza della polizia.
La contrapposizione politica si è così aggiunta agli scontri di piazza. Mélenchon ha ribadito che il compito degli eletti di France Insoumise è intervenire per fermare le violenze, non dirigere le mobilitazioni, esplose da tre settimane contro il carovita.
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Mélenchon sfida il presidente
Dal suo punto di vista, chi invita a tornare nelle strade non sta facendo altro che spostare il confronto politico fuori dalle sedi istituzionali. Macron, invece, ha chiesto ai partiti e alle organizzazioni sindacali di prendere le distanze senza ambiguità dagli atti distruttivi e dai saccheggi.
Il presidente ha anche chiesto maggiore chiarezza alle strutture dell’intelligence e ha indicato nei responsabili dei disordini un gruppo di estremisti di sinistra sostenuto da numerosi delinquenti. I prefetti, secondo la linea annunciata dall’Eliseo, potranno adottare provvedimenti per la sicurezza delle città, compreso il divieto di alcune manifestazioni.
Una notte di scontri e feriti
Il bilancio degli ultimi cortei parla di 2.400 persone fermate e di circa 1.000 agenti feriti. Sette poliziotti hanno riportato lesioni gravi, mentre a Mulhouse una ragazza di 17 anni rischia di perdere un occhio: sull’accaduto è stata aperta un’indagine dell’Ispettorato generale della polizia nazionale.
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La tensione ha coinvolto diverse città, tra cui Limoges, Marsiglia e Bordeaux, trasformate in scenari di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Anche domenica la violenza è proseguita a Place de la République, dove la polizia in assetto antisommossa ha affrontato nuovi disordini e saccheggi.
Macron respinge le dimissioni
Nel tentativo di ristabilire l’ordine, Macron si è rivolto direttamente alla popolazione. «Stasera proviamo tutti rabbia e vergogna. Chi ha distrutto deve pagare», ha dichiarato, annunciando una risposta dura contro i responsabili delle devastazioni.
Il capo dello Stato ha però separato le centinaia di migliaia di persone scese in piazza, portatrici di richieste che ha definito legittime, da chi ha rotto, distrutto o saccheggiato. Donald Trump, intervenuto sulla crisi francese, ha invece lanciato un messaggio netto: «Chiudete le frontiere».
Sul piano istituzionale, il presidente ha respinto le dimissioni del ministro dell’Interno Laurent Nuñez. Il passo indietro era arrivato dopo le proteste degli ultimi giorni e dopo gli scontri che hanno provocato il pesante bilancio di fermi e feriti.
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