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Attualità 3 min di lettura3 ore fa

Brasile, il bivio di Matarazzo: «Nessuno pensa al futuro

L’industriale ed ex ambasciatore Andrea Matarazzo chiede più credibilità, conti pubblici sotto controllo e un legame stabile con l’Europa.

Per il mondo industriale brasiliano, il legame con l’Europa e con l’Italia deve diventare ancora più stretto, qualunque sia l’esito della sfida politica. Andrea Matarazzo, industriale ed ex ambasciatore a Roma, considera decisivo rafforzare gli scambi, favorire l’arrivo di tecnologie e creare collaborazioni con le piccole e medie imprese italiane.

Matarazzo ricorda anche l’incontro recente tra il ministro Antonio Tajani, Confindustria e la Fiesp, la federazione degli industriali di San Paolo, che rappresenta il 60% dell’industria brasiliana. In quell’occasione, sostiene, è emersa chiaramente la volontà di ampliare la cooperazione economica tra i due Paesi.


L’Europa resta una scelta strategica

Secondo l’ex ambasciatore, il Brasile non deve considerare il rapporto con gli Stati Uniti come un’alternativa obbligata all’intesa con Bruxelles. «Il problema non è avvicinarsi agli Usa. Quello che non possiamo è essere sottomessi agli Stati Uniti», afferma Matarazzo, sottolineando la posizione delle élite industriali brasiliane.

Per il Paese, aggiunge, l’accordo tra Unione europea e Mercosur rappresenta una priorità da difendere. Il mercato europeo è importante sia per l’industria sia per il settore agricolo e può offrire occasioni di trasferimento tecnologico attraverso collaborazioni tra aziende. L’industriale teme che pressioni esterne possano rallentare il percorso, ma ritiene che il Brasile debba proseguirlo chiunque vinca le elezioni.


Imprese e conti pubblici sotto esame

Matarazzo individua alcune condizioni necessarie per rendere il Brasile più credibile agli occhi degli investitori: certezza del diritto, maggiore stabilità normativa e una gestione più rigorosa della finanza pubblica. A suo giudizio, il riequilibrio dei conti contribuirebbe a contenere l’inflazione e a mantenere più bassi i tassi di interesse.

L’economia, osserva, non attraversa oggi una crisi legata all’occupazione o all’inflazione. Restano però da migliorare la reputazione internazionale e la fiducia nella giustizia, elementi che incidono sulla capacità di attrarre capitali stranieri. Tra le altre priorità indica la riduzione del debito pubblico, del peso fiscale e degli interessi, insieme a una maggiore libertà per le imprese.

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La critica ai due candidati

È in questo quadro che Matarazzo giudica insufficiente il confronto politico tra Lula e Flavio Bolsonaro. «Né Lula, né Flavio Bolsonaro hanno un progetto serio per il Brasile: nessun programma futuro, solo ideologie del passato», sostiene l’industriale, che in passato è stato ministro, vicepresidente della Fiesp e ambasciatore a Roma tra il 2000 e il 2002.

A suo parere, uno dei due candidati non avrebbe esperienza di governo e sarebbe accompagnato da un passato «molto nebuloso». L’altro, arrivato a 80 anni e già tre volte presidente, non avrebbe mai affrontato con continuità il problema del controllo dei conti pubblici. Matarazzo contesta soprattutto l’assenza di proposte concrete sul futuro del Paese.


Un’occasione che il Brasile rischia

L’ex ambasciatore ritiene che il Brasile si trovi davanti a opportunità rilevanti in una fase di profondi cambiamenti internazionali. Il Paese potrebbe assumere un ruolo più importante, ma per riuscirci avrebbe bisogno di una pianificazione di lungo periodo e di un dibattito politico concentrato sugli obiettivi nazionali.

Il rischio, avverte, è che il buon andamento dell’economia non basti a colmare la mancanza di una prospettiva condivisa. Senza segnali solidi su regole, finanza pubblica e relazioni commerciali, il Brasile potrebbe allontanarsi dalle economie più avanzate e risultare ancora poco affidabile agli occhi degli investitori.

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