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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Brasile al bivio: Amazzonia, sicurezza e due idee di Paese

Lula e Flávio Bolsonaro si contendono la presidenza con programmi opposti su economia, lavoro, ordine pubblico, ambiente e rapporti internazionali.

Il futuro dell’Amazzonia potrebbe cambiare a seconda dell’esito delle urne. Le associazioni ambientaliste brasiliane temono che una vittoria di Flávio Bolsonaro riporti in primo piano le politiche favorevoli ad agroindustria e attività mineraria già sostenute dal padre Jair, mentre entrambi i candidati prevedono comunque di aumentare la produzione di combustibili fossili.


L’ambiente divide ancora il Brasile

Durante il governo di Luiz Inácio “Lula” da Silva, la deforestazione dell’Amazzonia ha raggiunto il livello più contenuto dell’ultimo decennio. Scienziati e organizzazioni ecologiste considerano però fragile questo risultato e guardano con apprensione alla possibile alternanza alla presidenza.

L’Observatório do Clima, una delle principali reti della società civile brasiliana, ha esaminato i programmi dei contendenti e rilevato uno spazio insufficiente per clima e tutela ambientale. Lula indica la decarbonizzazione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili come priorità; il piano di Bolsonaro, invece, non riconosce la crisi climatica come problema politico centrale.


Due alleanze per il mondo

La distanza tra i due principali candidati emerge anche dalla politica estera. Flávio Bolsonaro vuole avvicinare ulteriormente il Brasile a Stati Uniti, Argentina e Israele, oltre ad accelerare l’ingresso nell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, percorso iniziato nel 2022 da Jair Bolsonaro. Critica invece i rapporti dell’attuale governo con Venezuela e Iran.

Lula punta su un rafforzamento del Mercosur, dei BRICS e della cooperazione tra Paesi del Sud del mondo, con legami più intensi verso Africa e Asia. All’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha affermato: «Il Brasile non appartiene al cortile di nessuno», contestando anche «la divisione del mondo in sfere di influenza». Il leader del Partito dei Lavoratori considera inoltre l’adesione all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico priva di vantaggi decisivi per il Paese.


La sfida tra Lula e Bolsonaro

A contendersi la presidenza saranno soprattutto Lula, in corsa per il quarto mandato, e il senatore Flávio Bolsonaro, esponente del Partito Liberale e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Quest’ultimo è stato condannato a 27 anni e tre mesi di carcere per il coinvolgimento nel tentativo di colpo di Stato del 2022.

Il confronto riflette due impostazioni opposte: da una parte un ruolo esteso dello Stato, la redistribuzione e la protezione sociale; dall’altra una riduzione dell’intervento pubblico, maggiore flessibilità economica e una linea più dura sul fronte della sicurezza. I sondaggi descrivono un elettorato fortemente diviso e rendono probabile il ricorso al secondo turno.


Economia e lavoro, ricette opposte

Bolsonaro lega la propria proposta economica alla disciplina dei conti pubblici, al contenimento del debito e alla diminuzione dell’imposta sul valore aggiunto. Il suo programma comprende anche credito della Caixa Econômica Federal per aiutare i giovani ad avviare nuove attività e un piano da 900 miliardi di reais in quattro anni per infrastrutture come strade, ferrovie, porti e aeroporti, da realizzare attraverso partenariati tra pubblico e privato.

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Lula propone invece di aumentare il prelievo sui redditi dei super-ricchi, sulle società registrate all’estero e sui fondi riservati ai grandi patrimoni. Vuole inoltre potenziare “Acredita” e “Desenrola”, strumenti destinati a lavoratori autonomi e piccole e medie imprese.

Sul mercato del lavoro, Flávio Bolsonaro sostiene accordi più diretti tra aziende e dipendenti, con minori costi non salariali. Prevede contratti agevolati per i giovani tra i 18 e i 24 anni alla prima esperienza e incentivi per il ritorno all’occupazione degli over 50.

Il progetto di Lula insiste invece sui diritti, sul contrasto alla precarietà e sulla crescita del potere d’acquisto. Tra le proposte figurano l’adeguamento annuale del salario minimo all’inflazione, il superamento del modello “6×1” e il passaggio da 44 a 40 ore settimanali senza riduzioni di stipendio. Il candidato vuole anche regolamentare il lavoro tramite piattaforme e rafforzare la contrattazione collettiva.


Sicurezza e calendario elettorale

La linea di Bolsonaro prevede una politica definita di “tolleranza zero”, pene più severe anche per i reati comuni e cinque nuove carceri federali ad alta sicurezza. Sul narcotraffico, il senatore condivide la scelta di Donald Trump di qualificare i cartelli della droga come «organizzazioni terroristiche» e propone una rete nazionale di riconoscimento facciale fondata sull’intelligenza artificiale.

Lula preferisce coordinare esercito, polizia federale e corpi statali attraverso un nuovo Ministero della Sicurezza Pubblica. Nelle periferie più vulnerabili il suo programma combina interventi sociali e opere di urbanizzazione.

Domenica 4 ottobre, più di 158 milioni di elettori saranno chiamati a scegliere il presidente. Oltre a Lula e Flávio Bolsonaro partecipano Augusto Cury, candidato del Partito Avante, l’imprenditore Renan Santos del Partito Missão, Ronaldo Caiado del Partito Socialdemocratico e Romeu Zema del Partito Novo. Se nessuno supererà il 50% dei voti, il ballottaggio è fissato per il 25 ottobre.

La consultazione comprende anche il rinnovo della Camera dei Deputati, composta da 513 membri, di 54 degli 81 seggi del Senato, di 27 governatori e di oltre mille rappresentanti statali e distrettuali.

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