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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Borse giù dopo il voto Usa: pesa il rischio dell’AI

Nasdaq giù del 5,5%, crollano le Borse asiatiche: i timori riguardano credito, investimenti e crescita americana

I mercati azionari hanno subito forti perdite dopo il voto di metà mandato negli Stati Uniti, mentre crescono i dubbi sulla sostenibilità finanziaria della corsa all’intelligenza artificiale.

Il timore non riguarda più soltanto il valore delle azioni. Se le imprese del settore non riuscissero a ottenere profitti sufficienti, le conseguenze potrebbero estendersi a banche, fondi d’investimento e società finanziarie che hanno finanziato l’espansione dei centri dati.

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Il rischio passa dal credito

L’indice VIX, che misura la volatilità attesa a Wall Street, è aumentato di oltre il 40% in una settimana. Nello stesso periodo, secondo dati citati da Reuters, 140 miliardi di dollari sono confluiti nei fondi monetari, segnale della ricerca di strumenti considerati più sicuri e liquidi.

Anche il mercato del credito ha registrato tensioni. I contratti a cinque anni utilizzati per assicurarsi contro il fallimento di società legate all’intelligenza artificiale hanno superato i 1.200 punti base: proteggere 10 milioni di dollari di debito costa quindi più di 1,2 milioni di dollari all’anno.


Perdite tra tecnologia e Borse

Il Nasdaq ha ceduto il 5,5% giovedì 5 novembre, bruciando 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione. Nella stessa seduta, l’indice dei semiconduttori ha perso circa il 12%.

Il giorno successivo il ribasso si è propagato in Asia. Tokyo ha lasciato sul terreno oltre il 6%, Seul il 5,5% e Taiwan il 4,5%, con i produttori di chip tra i titoli più penalizzati. Le cosiddette Magnifiche Sette — Alphabet, Amazon, Apple, Meta Platforms, Microsoft, Nvidia e Tesla — hanno comunque guadagnato quasi il 20% nell’ultimo anno, raggiungendo una capitalizzazione complessiva di migliaia di miliardi di dollari.


Le stime sulla crescita Usa

Misurare il contributo dell’intelligenza artificiale all’economia americana è complesso: nei conti nazionali non esiste una voce specifica dedicata alla tecnologia e nemmeno le grandi aziende riescono a separare con precisione investimenti, ricavi e profitti generati direttamente dall’AI.

Un documento della Federal Reserve citato dal Washington Post ha evidenziato che questa difficoltà rende poco affidabili le previsioni che attribuiscono alla tecnologia una quota precisa della crescita futura. Esperti di Morgan Stanley e JPMorgan Chase hanno invece sostenuto, sempre secondo il quotidiano statunitense, che al momento lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non avrebbe prodotto guadagni misurabili per l’economia americana.

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Un’analisi della Banca d’Italia ha rilevato che gli investimenti nelle infrastrutture hanno sostenuto l’attività economica degli Stati Uniti meno di quanto previsto. Molti chip e server acquistati per i centri dati, infatti, sono stati realizzati all’estero, soprattutto in Paesi come Messico e Vietnam. Negli Usa i consumi direttamente osservabili sembrano concentrarsi per ora sulle famiglie più ricche, spesso beneficiarie dell’aumento delle azioni tecnologiche.


Le pressioni politiche sui centri dati

Dopo la sconfitta alle elezioni di metà mandato, Donald Trump ha difeso la crescita dell’intelligenza artificiale e ha scritto su X: «Come presidente sono favorevole al 100% all’Intelligenza Superiore e lavorerò con i molti Stati degli Stati Uniti che vogliono diventare ricchi grazie a essa. Sono oro, e soltanto una leadership sciocca dirà no alle ricchezze che portano». La tecnologia rappresenta infatti uno dei pilastri della sua amministrazione e anche una componente degli interessi economici della sua famiglia.

Molti democratici appena eletti hanno invece promesso di limitare la costruzione dei centri dati e di rafforzare le regole sull’intelligenza artificiale. Dei 47 referendum sulla realizzazione di nuove strutture sottoposti al voto degli americani, soltanto uno ha ottenuto l’approvazione. La presenza di governatori democratici in Texas, Ohio e Georgia, Stati coinvolti nei progetti nuovi e già esistenti, potrebbe aumentare la pressione sul settore.


Gli allarmi degli economisti

Aidan Yao dell’Amundi Investment Institute ha detto a Reuters che il voto è stato anche una valutazione sull’intelligenza artificiale, non soltanto sulla presidenza Trump. Secondo l’economista, eventuali restrizioni renderebbero molto più incerti l’andamento dell’economia, l’inflazione e le decisioni della Federal Reserve.

Bank of America ha avvertito che una fase lunga di correzione delle società legate all’AI potrebbe ridurre sia gli investimenti sia i consumi negli Stati Uniti. Tom Barkin, presidente della Federal Reserve di Richmond, ha indicato nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale e nelle famiglie benestanti i due principali sostegni dell’economia attuale.

Oxford Economics ha inoltre collegato un eventuale rallentamento del settore a un aumento del rischio di recessione. Stijn Van Nieuwerburgh ha osservato che, se i ricavi futuri non giustificassero le somme investite, le perdite potrebbero raggiungere una rete di finanziatori più ampia delle sole grandi aziende tecnologiche.

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