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Attualità 3 min di lettura27 min fa

Democratici Usa e giovani italiani, la sinistra cerca radicalità

Il rinnovamento americano viene accostato alle proteste italiane, ma senza organizzazione la rabbia rischia di disperdersi

Il cambio di linea dei democratici statunitensi, secondo l’analisi, non arriverà in Italia senza una politica più radicale.

Le proteste dei giovani italiani hanno mostrato una rabbia legata a condizioni di ingiustizia, ma il loro significato non si esaurisce nelle vetrine danneggiate o nel caro carburante. In quelle manifestazioni, anche disordinate, c’è chi legge la richiesta di una prospettiva politica nuova, ancora inesperta ma non compromessa.

Il riferimento è alla “giusta collera” descritta da Paulo Freire: un’indignazione nata da problemi concreti, che potrebbe trasformarsi in proposta soltanto attraverso un’organizzazione capace di darle forma. In assenza di questo passaggio, il movimento rischierebbe di frammentarsi o di assumere direzioni differenti.

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La rabbia delle piazze italiane

A interpretare questa energia, secondo il testo, non dovrebbe essere una classe politica logorata e compromessa. Chi considera i giovani un pericolo invece di riconoscerne le istanze rischia di lasciare spazio a un’altra forma di rabbia, alimentata dalla frustrazione e utilizzata dalla destra reazionaria e sovranista vicina a posizioni fasciste.

La contrapposizione riguarda anche il modo di leggere le manifestazioni. Da una parte c’è chi si concentra sui disordini o sulle ragioni immediate del malcontento; dall’altra chi vi intravede una domanda più ampia di giustizia e il desiderio di affidare alle nuove generazioni un ruolo nelle decisioni sul futuro della società.


Il cambio nei democratici Usa

L’analisi invita a non spiegare il risultato statunitense soltanto attraverso gli errori di Donald Trump, dalla guerra con l’Iran alle difficoltà dell’Immigration and Customs Enforcement e all’aumento del costo della vita negli Stati Uniti. Dopo la sconfitta di Kamala Harris, il Partito Democratico avrebbe modificato sia la propria impostazione sia i gruppi dirigenti di riferimento.

La pressione esercitata dalla politica estremista di Trump avrebbe spinto i democratici a confrontarsi con le disuguaglianze profonde della società americana. Per radicalità, in questo caso, non si intende un semplice irrigidimento dei toni: significa risalire alle cause strutturali dei problemi e proporre interventi che non si limitino a rimedi parziali.

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Biografie diverse dalla classe dirigente

Il cambiamento, nella lettura proposta, non riguarda soltanto gli argomenti affrontati, ma anche il rapporto tra parole e azioni. La politica dovrebbe rinunciare agli accordi dettati dalla convenienza e mettere al centro le discriminazioni, i privilegi e gli squilibri di potere.

A contare sarebbe stata anche l’identità dei nuovi rappresentanti. Non si sarebbe trattato di esponenti più giovani della medesima classe dirigente, ma di persone provenienti da gruppi direttamente colpiti dalle ingiustizie: un musulmano figlio di immigrati eletto al Senato in Michigan, una donna nativa americana alla guida del New Mexico, il primo senatore dichiaratamente omosessuale nella storia degli Stati Uniti, un pastore protestante approdato al Senato in Texas, una donna afroamericana eletta governatrice della Georgia e una persona con un passato da senzatetto diventata governatrice dell’Ohio.


Il confronto con l’Italia

Il parallelismo con le piazze italiane non implica che i due fenomeni coincidano. Da un lato c’è un partito che ha riorganizzato la propria proposta mantenendo una struttura politica; dall’altro un movimento eterogeneo e scarsamente coordinato.

Il punto di contatto viene individuato nella richiesta rivolta alla sinistra di tornare dalla parte degli esclusi, dei discriminati e degli oppressi. Perché questa domanda non resti soltanto indignazione, servirebbe però una formazione capace di accoglierla, organizzarla e trasformarla in programma.

Secondo questa impostazione, anche Donald Trump avrebbe contribuito indirettamente a rendere più nette le differenze tra destra e sinistra, rompendo una retorica politica giudicata troppo uniforme. Il passaggio decisivo, per l’Italia, sarebbe quindi affidato a interpreti nuovi e coerenti con le biografie e le istanze di chi ha riempito le piazze.

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