Bonus Renzi dimenticato? Il 730 può recuperare fino a 1.200 euro
Chi ha ricevuto poco o nulla può ancora correggere la posizione entro il 26 ottobre, senza cancellare la dichiarazione già trasmessa.
Il 730 è già stato inviato senza indicare il trattamento integrativo? Non è necessario ripresentarlo da capo. Se dal ricalcolo emerge un credito maggiore, un debito più basso o nessuna variazione d’imposta, si può ricorrere alla dichiarazione integrativa tramite un Caf o un professionista abilitato.
Quando la rettifica produce un risultato sfavorevole, cioè meno credito o più imposta da versare, occorre invece utilizzare il modello Redditi correttivo. Per questa agevolazione si tratta comunque dell’eventualità meno frequente. L’eventuale rimborso sarà versato dal sostituto d’imposta in busta paga oppure, se non esiste un datore di lavoro che possa farlo, dall’Agenzia delle Entrate.
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Il rimborso segue tempi precisi
L’accredito non è atteso nella busta paga di novembre. Il pagamento seguirà il calendario ordinario dei rimborsi Irpef collegati al 730/2026 e dovrebbe arrivare nei mesi successivi, una volta completate le verifiche previste.
Per capire se esiste una somma da recuperare, il termine indicato è il 26 ottobre. La procedura non consiste in una richiesta autonoma al datore di lavoro: il calcolo deve considerare redditi complessivi, imposte e detrazioni spettanti.
La Certificazione rivela l’importo
Il primo documento da controllare è la Certificazione Unica 2026, riferita ai redditi percepiti nel 2025. Nel campo 390, il codice 1 segnala che il datore ha attribuito e versato il trattamento, anche soltanto in parte; il codice 2 indica invece che l’agevolazione è stata riconosciuta ma non pagata, oppure che non è stata concessa.
Il valore decisivo si trova nel campo 391, dove è riportata la cifra effettivamente incassata. Lo stesso dato confluisce nel rigo C14 del quadro C del 730. Un Caf o un professionista può confrontare queste informazioni con tutti gli altri redditi e con le detrazioni, stabilendo se il lavoratore abbia diritto a una somma aggiuntiva.
A chi spetta davvero il trattamento
Il trattamento integrativo può arrivare a 1.200 euro all’anno, pari a 100 euro per ciascun mese, ed è esente da imposte. Ne possono beneficiare i dipendenti, alcune persone con redditi assimilati al lavoro dipendente e chi riceve la Naspi o altri strumenti di sostegno al reddito. I pensionati restano esclusi.
Nel reddito complessivo possono rientrare elementi che spesso non vengono considerati nel calcolo provvisorio: per esempio i canoni sottoposti a cedolare secca, le quote non imponibili riconosciute a docenti, ricercatori e lavoratori impatriati, oltre alle mance tassate con imposta sostitutiva. Non incidono invece l’abitazione principale e le relative pertinenze.
Soglie e detrazioni cambiano il risultato
Per redditi fino a 15mila euro il beneficio può essere riconosciuto automaticamente, ma l’imposta lorda sui redditi da lavoro deve superare la detrazione per lavoro dipendente, ridotta di 75 euro e rapportata ai giorni lavorati. Chi si trova nella fascia di esenzione fiscale, fino a 8.500 euro, non matura il diritto perché non ha imposta sufficiente da compensare.
Tra 15.001 e 28mila euro, invece, il trattamento dipende dal confronto tra imposta lorda e alcune detrazioni, comprese quelle per familiari a carico, mutuo per l’abitazione principale, spese sanitarie e interventi edilizi. Al di sopra di 28mila euro l’agevolazione non spetta. Il pagamento, quando dovuto, avviene di norma tramite il datore di lavoro o l’Inps, senza presentare una domanda specifica.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Perché la somma può mancare
Il datore di lavoro effettua le proiezioni usando i dati disponibili, ma spesso non conosce un secondo impiego, un immobile dato in locazione o le detrazioni personali del dipendente. Per questo l’importo corretto può essere determinato soltanto alla fine dell’anno, quando tutti gli elementi fiscali vengono riuniti.
Il problema è più frequente per chi ha cambiato occupazione o possiede più Certificazioni Uniche. In concreto, il trattamento può non essere mai comparso nel cedolino, può essere stato versato solo in parte oppure può risultare riconosciuto nei documenti senza essere stato materialmente pagato. In ciascuna situazione, il conguaglio può correggere la differenza.
Tre esempi spiegano il calcolo
Con un reddito annuo di 14mila euro e dodici mesi lavorati, il trattamento teorico può raggiungere 1.200 euro. Se durante l’anno ne sono stati ricevuti 800, il recupero possibile è di 400 euro, sempre che il ricalcolo confermi il diritto alla cifra piena.
La situazione cambia con 18mila euro: in questa fascia il riconoscimento non è automatico. Se, per esempio, le detrazioni legate a un figlio a carico superano di 300 euro l’imposta lorda, il beneficio spettante può fermarsi a 300 euro.
Con 8mila euro di reddito, l’imposta lorda calcolata al 23% ammonta a 1.840 euro. La soglia richiesta è però pari a 1.880 euro, ottenuta sottraendo 75 euro alla detrazione da lavoro dipendente di 1.955 euro. In questo caso il trattamento non matura.
Quando il bonus va restituito
Può verificarsi anche l’opposto: un lavoratore che nel 2025 ha incassato 9mila euro da due datori diversi potrebbe aver ricevuto 600 euro da ciascuno, per un totale di 1.200 euro. Con la dichiarazione, però, i redditi vengono sommati e il totale raggiunge 18mila euro; il diritto deve quindi essere verificato secondo le regole della fascia intermedia.
Se le condizioni non risultano rispettate, l’importo ricevuto deve essere restituito interamente o soltanto per la parte eccedente. Quando la somma non spettante supera 60 euro, il recupero può avvenire in otto rate uguali direttamente dalla retribuzione interessata dal conguaglio. Chi prevede di oltrepassare le soglie o sa di avere più datori può valutare la rinuncia preventiva, così da evitare una restituzione concentrata a fine anno.
Da dove nasce l’ex bonus Renzi
La misura è comparsa nel 2014, durante il governo guidato da Matteo Renzi, con un valore iniziale di 80 euro mensili e un massimo annuo di 640 euro. Nel 2015 il tetto è salito a 960 euro, mentre dal 2020 l’agevolazione ha assunto la forma del trattamento integrativo.
La Legge di Bilancio del 2022 ha poi rivisto fasce reddituali e requisiti. Nel 2026 il limite massimo resta fissato a 100 euro al mese, ma il riconoscimento continua a dipendere dalla situazione fiscale complessiva del beneficiario.
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