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Attualità 2 min di lettura4 ore fa

Bond in tensione, Milano crolla: banche nel mirino

Il rialzo dei rendimenti e i timori sull’inflazione spingono in rosso i listini europei, mentre il rendimento del Btp decennale sale al 4,69%.

Il rialzo dei rendimenti obbligazionari ha riacceso la pressione sui mercati e Piazza Affari ha accusato il colpo più duro tra le principali Borse europee. A Milano l’indice ha terminato la seduta con una flessione del 2,2%, mentre gli investitori continuano a interrogarsi sulla durata della fase di tassi elevati e sugli effetti della crisi geopolitica in Medio Oriente.


I rendimenti tornano al centro della scena

Il rendimento del Btp decennale è salito al 4,69%, con lo spread rispetto ai Bund tedeschi a 118 punti base. In Germania i titoli decennali vengono scambiati al 3,52%, mentre gli omologhi francesi raggiungono il 4,92% e il differenziale tra Parigi e Berlino si amplia fino a 140 punti base.

La dinamica segue quella dei titoli del Tesoro statunitense a dieci anni, il cui rendimento è arrivato al 5,25%. Gli analisti mantengono un atteggiamento prudente: lo scenario prevalente è quello di tassi alti più a lungo del previsto, senza segnali sufficienti a ridurre le tensioni legate all’energia e al quadro internazionale.


A Milano le banche pagano il conto

Il listino milanese è stato appesantito soprattutto dagli istituti di credito. Mediolanum ha perso il 4,3%, Mediobanca il 4,2%, UniCredit il 4,1%, Intesa Sanpaolo il 4% e Banco Bpm il 3,6%.

Le vendite hanno interessato quasi tutti i comparti principali, comprese assicurazioni, società telefoniche, aziende automobilistiche e servizi pubblici. Tra le poche eccezioni spiccano Fincantieri, salita del 2,7% sulle aspettative di una maggiore spesa europea per la Difesa, St (+0,7%) e Tenaris (+0,5%).

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Europa e Stati Uniti restano deboli

La giornata negativa ha coinvolto anche gli altri mercati del continente, seppure con intensità differenti. Francoforte ha ceduto lo 0,9%, Amsterdam l’1,1%, Parigi l’1,62% e Londra l’1,73%. Anche fuori dall’Italia il settore bancario è stato tra i più penalizzati: Santander ha lasciato sul terreno il 4,19%, BBVA il 4%, Ing il 3,92% e Bnp Paribas il 3,64%.

Negli Stati Uniti, a metà giornata, il Dow Jones arretrava dello 0,33% e il Nasdaq dello 0,17%. I risultati e le previsioni di Micron, superiori alle attese, hanno offerto soltanto un sostegno temporaneo agli indici, senza riuscire a invertire il clima generale.


Euro debole, gas in rialzo

Sul mercato valutario l’euro è sceso sotto quota 1,13 dollari, fermandosi a 1,1255 rispetto agli 1,1327 della chiusura precedente: si tratta del livello più basso da maggio 2025. Il cambio euro-yen è passato a 177,06 da 178,46, mentre il dollaro-yen si è attestato a 157,48 contro 157,55.

Tra le materie prime, il gas è aumentato del 2,1% fino a 73,8 euro per megawattora. Il petrolio ha seguito andamenti divergenti: il Brent con consegna a dicembre è sceso del 2% a 101 dollari, mentre il Wti è salito dell’1% a 92 dollari, dopo un rialzo del 2,3%.

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