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Attualità 2 min di lettura17 ore fa

Due dosi e nessun esito: in Tennessee si ferma la pena di morte

Christa Pike è rimasta in vita dopo la somministrazione del pentobarbital: trasferita in ospedale, ha spinto il governatore a bloccare le prossime esecuzioni nello Stato

A maggio, in Tennessee, un’altra esecuzione era stata interrotta perché il personale sanitario non era riuscito a predisporre una seconda via endovenosa né, in seguito, un accesso venoso centrale. In quel caso il farmaco non era stato somministrato; la vicenda di Christa Pike ha invece portato all’iniezione di due dosi senza provocare la morte della condannata.


Il precedente che riapre il caso

Gli avvocati di Pike avevano segnalato in anticipo le difficoltà legate all’individuazione delle sue vene e avevano messo in discussione il metodo adottato dal Tennessee. Dopo il fallimento della procedura, la difesa ha presentato nuovi ricorsi urgenti, sostenendo che la donna fosse stata sottoposta a sofferenze non necessarie.

Il governatore Bill Lee ha disposto un’inchiesta indipendente e ha congelato le altre esecuzioni programmate in Tennessee fino alla fine dell’anno. L’episodio rappresenta così il secondo tentativo non riuscito nello Stato nel corso del 2025.


Due dosi senza arrestare il respiro

Christa Pike, 50 anni, sta scontando una condanna per l’omicidio di Colleen Clemmer, uccisa a 19 anni. Nel carcere di massima sicurezza Riverbend, a Nashville, alla detenuta sono state somministrate due dosi di pentobarbital, ma il suo apparato respiratorio ha continuato a funzionare.

Secondo quanto riferito dai testimoni presenti nella sala di osservazione, Pike non avrebbe raggiunto una perdita di coscienza completa e avrebbe continuato a russare a intervalli regolari. La procedura è stata interrotta e la donna è stata portata in ospedale con i mezzi di soccorso arrivati nella struttura penitenziaria.

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Il protocollo resta sotto esame

Le regole del Tennessee prevedono l’uso esclusivo del pentobarbital, un barbiturico ad azione rapida. La prima fase contempla due siringhe, per un totale di 5 grammi, con l’impiego di soluzione salina prima e dopo la somministrazione; qualora il condannato resti in vita dopo l’attesa e la verifica medica, il procedimento autorizza un ulteriore ciclo.

Non è stato chiarito ufficialmente se a Pike sia stata somministrata anche questa seconda serie di siringhe. L’esecuzione, inizialmente fissata alle 10 di mercoledì secondo l’ora locale, era stata sospesa circa sessanta minuti prima da una corte federale d’appello, chiamata a valutare un nuovo ricorso della difesa.


Il via libera dopo lo stop

Il Tennessee si è rivolto alla Corte suprema degli Stati Uniti, che alcune ore più tardi ha revocato la sospensione e consentito alle autorità di procedere. L’iniezione è quindi stata effettuata entro le 20.26, ma senza ottenere l’esito previsto.

La sequenza degli eventi ha lasciato aperti interrogativi sia sulle condizioni della detenuta sia sull’applicazione del protocollo. Mentre Pike veniva trasferita in ospedale, i suoi legali insistevano sulla necessità di esaminare le modalità con cui era stata eseguita la procedura.

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