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Attualità 4 min di lettura48 min fa

Agnelli e il Premio Tenco: il cortocircuito nasce da X Factor

La storia di Luigi Tenco e il percorso degli Afterhours riaprono una domanda sui criteri con cui vengono riconosciute le carriere musicali.

Il punto non è stabilire se Manuel Agnelli e gli Afterhours abbiano lasciato un segno nella musica italiana: lo hanno fatto. Il dubbio riguarda piuttosto il significato di un riconoscimento alla carriera intitolato a Luigi Tenco, assegnato anche a chi, per sei edizioni, ha partecipato alle scelte di X Factor come giudice. È da qui che parte il cortocircuito dell’edizione 2026 del Premio Tenco, in programma dal 22 al 24 ottobre al Teatro Ariston di Sanremo e dedicata a Dio è morto.


Il nodo lasciato da Luigi Tenco

Per capire l’origine della domanda bisogna tornare al 26 gennaio 1967. Al Festival di Sanremo, Ciao amore ciao ottiene 38 voti su 900 e non supera la selezione; la commissione guidata da Ugo Zatterin preferisce La rivoluzione di Gianni Pettenati. Dopo l’eliminazione, Luigi Tenco lascia un biglietto in cui contesta sia il pubblico, sia gli organismi incaricati di decidere quali brani dovessero proseguire: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita». La sua protesta nasceva dunque da una scelta precisa, non da un rifiuto generale del successo.

Il rapporto con quei meccanismi, del resto, era già stato difficile. Nel 1962 la commissione d’ascolto della Rai aveva escluso Cara maestra, canzone che accusava l’ipocrisia di chi predica regole poi disattese, e Tenco era rimasto lontano dalle trasmissioni dell’emittente per due anni. Non era però estraneo alla televisione: nel 1966 Un giorno dopo l’altro era diventata la sigla delle Nuove inchieste del commissario Maigret, con Gino Cervi. Anche Vedrai, vedrai, dedicata alla madre, racconta il desiderio di riuscire e di raggiungere il pubblico. Il problema, per Tenco, sembrava concentrarsi soprattutto sul potere di chi stabilisce il valore di una canzone.


La traiettoria degli Afterhours

Il percorso degli Afterhours si è costruito in gran parte fuori dai circuiti dominanti. Hai paura del buio?, pubblicato nel 1997, ha rappresentato per molti ascoltatori la prova che il rock in italiano potesse trovare un pubblico senza attendere una consacrazione dall’industria principale. In quello stesso clima si colloca il lavoro di Manuel Agnelli con il Tora! Tora!, festival itinerante nato nel 2001 e capace di riunire numerosi protagonisti della scena alternativa.

La band aveva già affrontato il palco più esposto della musica italiana. Nel 2009 gli Afterhours parteciparono al Festival di Sanremo con Il paese è reale, furono eliminati nella prima serata e ricevettero il Premio della Critica Mia Martini. Da quell’esperienza nacque anche un progetto con altri diciotto artisti della scena indipendente. In quel caso Agnelli portava dentro la gara un linguaggio abituato a muoversi altrove, senza ricoprire il ruolo di chi decideva le eliminazioni.

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Quando il ruolo cambia significato

Un passaggio diverso arrivò nel 2016, con l’ingresso di Agnelli nella giuria di X Factor. Il musicista sarebbe tornato nel programma più volte, fino alla sesta partecipazione nel 2024. La scelta non cancella il lavoro svolto con gli Afterhours e non implica, da sola, un giudizio negativo: un artista può cambiare posizione, accettare nuovi spazi e provare a incidere dall’interno di un sistema più vasto.

Tuttavia, quel ruolo assume un peso particolare proprio per la storia pubblica di Agnelli. Da giudice, infatti, partecipava alla valutazione dei concorrenti e alla decisione su chi potesse restare in gara. È questa sovrapposizione simbolica, più che l’esperienza televisiva in sé, a rendere meno lineare il Premio Tenco alla carriera.


Il premio e la domanda finale

Non c’è lo stesso problema con la Targa Tenco ricevuta nel 2012 da Padania come miglior album dell’anno, a pari merito con Come il suono dei passi sulla neve di Zibba & Almalibre. In quel caso veniva riconosciuto un disco, legato a una fase precisa del cammino degli Afterhours. Un premio alla carriera, invece, comprende necessariamente anche le svolte successive: Hai paura del buio?, il Tora! Tora!, l’esperienza sanremese, Padania e il percorso televisivo.

Per questo la questione non è se Agnelli meriti un riconoscimento, ma che cosa rappresenti oggi un premio intitolato a Tenco. Nel 1967 il cantautore protestò contro chi selezionava e decideva il destino delle canzoni; nel 2026 quel riconoscimento viene attribuito anche a una figura che ha occupato, per anni, uno dei posti da cui si stabilisce chi va avanti e chi viene fermato. Il dubbio resta quindi legato non al valore musicale degli Afterhours, ma al significato della scelta compiuta dal Club Tenco.

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