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Attualità 3 min di lettura3 ore fa

Pd, Schlein alza la posta: programma e leadership non saranno alla pari

La segretaria dem rivendica il primato elettorale del partito, non esclude le primarie e propone una linea comune sull’Ucraina nel confronto con gli alleati.

La risposta di Giorgia Meloni è arrivata sui social dopo l’intervento di Elly Schlein alla Direzione nazionale del Partito Democratico. «Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani», ha scritto la presidente del Consiglio su Facebook, accusando poi la segretaria dem di aver elencato «dieci falsità».

Il riferimento era all’attacco pronunciato da Schlein durante una relazione durata oltre un’ora. La leader del Pd ha presentato i dati su pressione fiscale, salari, costo dell’energia, povertà, accesso alle cure e natalità come la fotografia dell’operato del governo, sostenendo che il Paese si ritrovi con più tasse, più debito, prezzi elevati, retribuzioni contenute e crescita assente.


Schlein sfida Meloni sui numeri

Nel suo intervento, Schlein ha replicato alla richiesta avanzata dalla premier dal palco di Fenix il 20 settembre. La segretaria ha sostenuto di poter rispondere non con un singolo esempio, ma con una serie di elementi concreti riferiti alla situazione economica e sociale italiana.

Il botta e risposta si è consumato a distanza, mentre al Nazareno il Pd definiva la propria posizione in vista del confronto con le altre forze del centrosinistra. La discussione interna alla coalizione riguarda sia i contenuti da mettere in comune sia il criterio con cui individuare il candidato alla guida dell’eventuale alleanza.


Il Pd rivendica il peso elettorale

Schlein ha ricordato che il Partito Democratico ha già completato il proprio percorso di ascolto sul territorio. La proposta, presentata agli alleati nel novembre dell’anno scorso dopo le elezioni regionali, prevedeva un confronto nazionale condiviso; il lavoro dem si è concluso a febbraio, così da arrivare preparati al giorno successivo al referendum.

Il passaggio è stato utilizzato per rispondere anche al Movimento 5 Stelle, che attraverso Giuseppe Conte aveva ribadito la disponibilità a lavorare al progetto comune. Secondo Schlein, il Pd ha atteso a lungo gli altri partiti e ora è pronto a riprendere il dialogo, senza però accettare una rappresentazione paritaria priva di relazione con i risultati ottenuti.

La segretaria ha sottolineato che i dem sono il principale partito di opposizione e che alle elezioni europee, regionali e comunali hanno raccolto il doppio dei consensi rispetto alle altre forze interessate al percorso. Ha inoltre rivendicato la tenuta del partito, ricordando che le previsioni di una scissione e di una sua breve permanenza alla guida non si sono realizzate.

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Leadership, il voto resta decisivo

Per Schlein il confronto dovrebbe partire dal programma e arrivare soltanto in seguito alla scelta del candidato premier. La persona incaricata di guidare l’alleanza, ha spiegato, dovrà rappresentare l’intero schieramento e non limitarsi a esprimere gli interessi del proprio partito.

Una volta raggiunta un’intesa sui contenuti, la soluzione indicata dalla segretaria è quella di affidare la guida alla forza che avrà ottenuto un voto in più. «Non è egemonia, è democrazia», ha affermato, collegando il criterio al principio della maggiore rappresentanza elettorale.

Se invece gli alleati non riconosceranno questa impostazione, il Pd non esclude il ricorso alle primarie. Schlein ha assicurato che il partito sarebbe pronto a partecipare e a vincere, impegnandosi poi a dare spazio alle diverse sensibilità presenti nella coalizione.


Ucraina, resta il nodo da sciogliere

Le distanze più marcate tra i possibili alleati riguardano soprattutto la politica estera. La segretaria ha riconosciuto l’esistenza di posizioni differenti sull’Ucraina, anche su questioni considerate decisive, spiegando che l’assenza di divergenze trasformerebbe di fatto l’alleanza in un unico partito.

La linea del Pd, però, è stata ribadita senza ambiguità: sostegno alla popolazione ucraina colpita dall’aggressione russa e maggiore iniziativa dell’Unione europea sul terreno diplomatico. Schlein ha chiesto la nomina immediata di un negoziatore unico europeo, ritenendo che la costruzione della pace non possa essere rinviata fino alla fine dei combattimenti.

Sul possibile accordo con gli alleati, la segretaria si è detta fiduciosa nella ricerca di una sintesi. Il confronto sul programma e sulla leadership resta dunque aperto, ma il Pd intende affrontarlo partendo dal proprio peso elettorale e dalle priorità già definite.

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