130 milioni fuori dalle liste: in India il voto resta in bilico
La revisione straordinaria degli elenchi elettorali ha fatto sparire dalla prima bozza milioni di nomi, alimentando proteste e dubbi sulle procedure di reinserimento.
Il nodo non è soltanto il numero degli elettori assenti dalla prima bozza, ma la possibilità concreta che ciascuno di loro riesca a dimostrare in tempo il proprio diritto al voto. In India, la revisione straordinaria delle liste ha escluso circa 130 milioni di nomi in diversi Stati, mentre opposizione e manifestanti denunciano procedure poco trasparenti e difficili soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.
A Mumbai, venerdì 2 ottobre, migliaia di persone hanno chiesto le dimissioni di Gyanesh Kumar, presidente della Commissione elettorale indiana. La mobilitazione, promossa dal Cockroach Janta Party e dal suo leader Abhijeet Dipke, si inserisce in una serie di proteste annunciate in tutto il Paese durante il mese di ottobre.
Il vero rischio è il reinserimento
La mancata presenza nella bozza non comporta automaticamente la cancellazione definitiva dell’iscrizione elettorale. Gli interessati possono presentare una richiesta per essere nuovamente inseriti e, in caso di rigetto, hanno a disposizione ulteriori possibilità di ricorso.
È proprio questo passaggio a preoccupare i contestatori. La richiesta di documenti e le verifiche previste potrebbero diventare un ostacolo per chi non riesce a rispettare le scadenze o non dispone facilmente della documentazione necessaria. Analisti e oppositori sostengono che l’impatto possa essere particolarmente pesante su musulmani, donne, comunità tribali, poveri delle aree urbane e persone transgender.
Un episodio avvenuto a Goa viene citato come esempio delle difficoltà del sistema: 97 elettori erano stati rimossi dagli elenchi, ma le autorità incaricate della registrazione hanno poi accolto le domande per il loro reinserimento. Per i critici, il caso mostra quanto possa incidere la valutazione degli uffici locali sulla possibilità di tornare nelle liste definitive.
Proteste a Mumbai, tensione a Delhi
La manifestazione di Mumbai si è svolta in modo pacifico e ha visto la partecipazione anche di alcuni veterani di Bollywood. Dipke aveva già annunciato il 24 settembre una mobilitazione nazionale nel caso in cui Kumar non avesse lasciato l’incarico. Il leader del CJP ha accusato la Commissione di aver condotto la revisione senza adeguate garanzie di trasparenza e con effetti potenzialmente favorevoli al BJP del primo ministro Narendra Modi.
La protesta ha assunto toni più duri nella capitale. A Delhi, centinaia di persone sono state fermate dopo blocchi che hanno provocato scontri con la polizia; le stime sul numero dei fermati oscillano tra 500 e 700. Ringraziando gli agenti di Mumbai per aver consentito lo svolgimento della manifestazione, Dipke ha rivolto una critica diretta alla gestione nella capitale: «Polizia di Delhi, imparate qualcosa dalla polizia di Mumbai».
Nel mirino dei manifestanti è finito anche Modi, accusato di poter trarre vantaggio politico dall’esclusione di milioni di cittadini, in una dinamica ritenuta favorevole al suo partito conservatore. La campagna dovrebbe concludersi a Nuova Delhi, dove poche settimane prima le proteste della generazione Z, accompagnate da giorni di sit-in e scontri, avevano portato alle dimissioni del ministro dell’Istruzione.
Come funziona la revisione SIR
Il procedimento contestato si chiama SIR, cioè revisione intensiva straordinaria, e non coincide con l’aggiornamento ordinario effettuato ogni anno. La Commissione elettorale lo utilizza per eliminare dagli elenchi persone decedute, registrate più volte, trasferite o non rintracciabili all’indirizzo indicato, oltre che per controllare l’idoneità dei nuovi elettori.
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L’organizzazione coinvolge i funzionari elettorali locali. La Commissione consegna loro moduli già compilati con i dati degli iscritti; gli incaricati devono poi raggiungere le abitazioni, consegnare i moduli di enumerazione e tornare a ritirarli. Se il cittadino non viene trovato, sono previste almeno tre visite successive.
Nelle bozze di Delhi e Maharashtra il numero degli iscritti è calato, rispettivamente, del 32,8% e del 21,1% rispetto agli elenchi precedenti. Nella capitale, quasi il 30% delle rimozioni rispetto alla precedente revisione del 2002 è stato ricondotto alla categoria “assente, trasferito o altro”, mentre una quota molto più contenuta riguardava persone decedute o duplicazioni.
La Commissione sostiene che la procedura serva a ottenere liste più aggiornate e a rimuovere i nominativi non più validi. I suoi oppositori, invece, contestano soprattutto il modo in cui vengono svolti i controlli e il peso della documentazione richiesta. Il dato dei 130 milioni, quindi, riguarda le liste provvisorie e non equivale ancora alla perdita definitiva del diritto di voto.
Dal Bihar ai dubbi interni
La revisione è partita nel giugno 2025 dal Bihar. Quando ad agosto è stata pubblicata la prima bozza, mancavano circa 6,5 milioni di nomi rispetto alle liste precedenti. La Commissione aveva attribuito le esclusioni soprattutto a decessi, trasferimenti, irreperibilità e duplicazioni.
Il caso ha però raggiunto la Corte Suprema indiana, che ha chiesto maggiore chiarezza sul procedimento e ha imposto la pubblicazione degli elenchi degli esclusi insieme alle ragioni delle cancellazioni. Il Bihar è così diventato il primo banco di prova della revisione poi estesa ad altri Stati e Territori dell’Unione.
A settembre sono emerse anche divergenze all’interno della stessa Commissione. Secondo un’inchiesta, Sukhbir Singh Sandhu e Vivek Joshi, due dei tre commissari elettorali, avevano presentato obiezioni formali almeno 14 volte in dieci mesi su aggiornamento degli elenchi, nuove iscrizioni e strumenti digitali.
I due funzionari avevano sollevato interrogativi anche sulla gestione dei dati e sull’affidabilità dei programmi informatici. La Commissione ha negato l’esistenza di una frattura interna, definendo le differenze parte del normale processo decisionale; il 26 settembre ha comunque disposto un controllo del software utilizzato per amministrare le liste, affidandolo a un gruppo composto da funzionari elettorali ed esperti indipendenti.
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