Due dosi e un coma: il caso Pike scuote il Tennessee
Dopo il fallimento dell’esecuzione, la detenuta è ricoverata in condizioni critiche; autorità e governatore avviano verifiche sulla procedura letale.
Il Dipartimento di Correzione del Tennessee sostiene che nella camera della morte siano state rispettate tutte le fasi previste dalla legge, compresa la possibilità di ricorrere a una seconda serie di iniezioni quando la prima non provoca il decesso. La normativa, però, non chiarisce come procedere se anche il secondo tentativo fallisce.
Ora il Tennessee congela le esecuzioni
Il caso ha spinto il governatore Bill Lee a ordinare un’indagine indipendente per ricostruire ogni passaggio dell’accaduto. Lee ha inoltre sospeso le altre esecuzioni fissate entro la fine dell’anno, mentre le autorità cercano di capire perché la procedura non abbia prodotto l’esito previsto.
«Eseguire legalmente le sentenze è una delle responsabilità più serie degli Stati», ha affermato il governatore, aggiungendo che i cittadini del Tennessee si aspettano un sistema non soltanto conforme alla legge e alla Costituzione, ma anche efficace. Per Lee si tratta del secondo episodio problematico nel giro di pochi mesi.
Il precedente di Tony Carruthers
A maggio, nel caso di Tony Carruthers, il personale incaricato non era riuscito nemmeno a somministrare il composto: non era stata individuata una vena utilizzabile. L’esecuzione era stata quindi rinviata e Lee aveva disposto una sospensione della pena capitale per un anno.
La vicenda di Christa Pike presenta però un elemento ulteriore: questa volta le sostanze sono state iniettate, e una seconda dose è stata somministrata senza che la detenuta morisse. Rimane così irrisolto il problema operativo e giuridico di una procedura interrotta dopo due tentativi inefficaci.
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Pike è incosciente in ospedale
La donna, 50 anni, si trova ora in un ospedale di Nashville. È priva di coscienza, intubata e sostenuta da un respiratore artificiale; secondo un documento presentato dai suoi avvocati, quando è arrivata nella struttura aveva entrambe le braccia gonfie, ustionate e coperte di vesciche.
Poco prima che venissero chiuse le tende della stanza destinata all’esecuzione, Pike aveva gridato: «Mi sembra che il braccio mi stia scoppiando». I suoi legali hanno sostenuto che, dopo le iniezioni, la detenuta fosse ancora cosciente e avesse un battito cardiaco, definendo l’accaduto un’agonia contraria ai principi costituzionali.
Una condanna nata nel 1995
La pena capitale riguardava un omicidio commesso nel 1995, quando Pike aveva 18 anni. Il governatore aveva respinto la richiesta di clemenza lunedì, nonostante gli appelli fondati sulla giovane età della donna al momento del delitto e sugli abusi gravi che avrebbe subito.
Pike è stata la prima donna giustiziata dal Tennessee in oltre due secoli, ma il tentativo non si è concluso con la sua morte. Durante la procedura si sono levate le urla della detenuta, i testimoni hanno assistito a momenti di panico e la stampa è stata allontanata improvvisamente; tra i presenti c’era anche la madre della vittima.
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