Bilancio Ue, l’Irlanda scontenta tutti: 141 miliardi in meno
La mediazione irlandese riduce il progetto della Commissione e scatena la reazione di Parlamento, Italia e Germania alla vigilia del vertice decisivo.
La proposta irlandese sul prossimo bilancio europeo è riuscita nell’impresa di mettere d’accordo quasi tutti, ma contro di sé. Commissione, Parlamento, Italia e Germania contestano infatti una revisione che ridurrebbe di circa 141 miliardi di euro le risorse previste per il periodo 2028-2034, senza però ricomporre le profonde divisioni tra i 27 Stati membri.
Il documento preparato dalla presidenza di turno del Consiglio arriva a pochi giorni dal vertice di giovedì e venerdì, quando i capi di Stato e di governo dovranno cercare un’intesa. Al momento, tuttavia, le posizioni restano distanti: Roma teme l’indebolimento di agricoltura e coesione, mentre Berlino considera ancora eccessiva la spesa complessiva.
Una mediazione che riduce le priorità
La proposta irlandese porta il valore del Quadro finanziario pluriennale a circa l’8% in meno rispetto al progetto presentato dalla Commissione nel luglio 2025. La riduzione equivale a circa 141 miliardi di euro. Il piano originario sfiorava i 2mila miliardi, pari all’1,26% del Reddito lordo dell’Unione, contro poco più di 1.200 miliardi stanziati per il settennato 2021-2027, ai quali si erano aggiunti gli 800 miliardi raccolti sui mercati per il programma Next Generation EU.
Dublino ha scelto di non intervenire pesantemente sui capitoli più sensibili per i Paesi mediterranei e orientali. Le risorse per la coesione crescerebbero persino dell’1%, mentre agricoltura e fondi regionali resterebbero sostanzialmente protetti. A pagare il conto sarebbero soprattutto la competitività, privata di 75 miliardi, e l’azione esterna dell’Unione, ridotta di 38 miliardi tra politica internazionale e aiuti allo sviluppo.
La dotazione per affrontare calamità naturali o crisi geopolitiche verrebbe dimezzata. Anche il funzionamento delle istituzioni europee subirebbe una contrazione, con spese amministrative inferiori di quasi il 9%. Una scelta che appare in contrasto con le indicazioni del rapporto Draghi, orientato a chiedere investimenti consistenti in difesa, innovazione e capacità industriale per evitare il declino europeo.
Bruxelles e Parlamento alzano il muro
La Commissione ha manifestato la propria contrarietà già dopo una riunione con gli ambasciatori degli Stati membri. Un suo portavoce ha parlato di una «riduzione significativa dell’ammontare complessivo del bilancio» e ha avvertito che diminuzioni così ampie potrebbero mettere a rischio gli obiettivi condivisi dai governi europei.
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Anche il Parlamento europeo si è schierato contro il compromesso. I gruppi popolari, socialisti, liberali e verdi, pur appartenendo a una maggioranza politica sempre più fragile, hanno definito la revisione motivo di «totale sgomento» e hanno minacciato di respingerla. L’approvazione del bilancio richiede infatti il via libera sia degli Stati sia dell’assemblea di Strasburgo.
Gli eurodeputati contestano in particolare la capacità dell’Unione di competere con Stati Uniti e Cina, proteggere la popolazione dalle emergenze climatiche e mantenere un ruolo internazionale credibile con programmi ridotti tra il 13% e il 35%. I Verdi hanno definito l’operazione una «vergogna», sostenendo che indebolirebbe l’Unione proprio mentre aumentano le pressioni esterne.
Meloni e Merz, critiche opposte
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha concentrato le proprie critiche sulla tutela delle politiche tradizionali. Intervenendo all’assemblea di Assolombarda, a Milano, ha riconosciuto la necessità di finanziare nuove priorità, ma ha escluso che le risorse possano essere trovate riducendo agricoltura e coesione. A suo giudizio, questi settori costituiscono la base stessa della competitività e dell’autonomia strategica europea.
La Germania, invece, considera insufficiente la sforbiciata proposta dall’Irlanda. Il cancelliere Friedrich Merz ha sostenuto che il bilancio debba diventare ancora più sostenibile per gli Stati che ne finanziano la parte maggiore, ribadendo che un accordo è ancora lontano.
La Commissione proverà ora a riaprire il confronto prima del vertice. Dubravka Suica, commissaria per il Mediterraneo, ha spiegato che con l’attuale impostazione non sarebbe possibile sostenere adeguatamente gli obiettivi politici già fissati. La parola passerà quindi ai leader riuniti a Bruxelles, chiamati a modificare il compromesso e a evitare che il nuovo bilancio europeo nasca senza il consenso dei suoi principali interlocutori.
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