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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Barolo, la sfida di Fontanafredda: decidono anche i conferitori

Una rete di agricoltori affianca i 120 ettari aziendali nella produzione di Barolo, rossi piemontesi, bianchi e spumanti.

La vera complessità di Fontanafredda non sta soltanto nelle dimensioni della tenuta, ma nella necessità di dare coerenza a uve che arrivano da vigneti diversi. Ai 120 ettari gestiti direttamente si aggiungono infatti le parcelle dei conferitori, agricoltori che contribuiscono a una produzione capace di rappresentare circa il 6 per cento del Barolo dell’intera denominazione.


Una regia tra vigne diverse

L’enologo Giorgio Lavagna racconta questo lavoro nella nuova puntata di Sur Lies, serie ideata per Gastronomika, condotta dall’enologo Andrea Moser e diretta da Marco Corso. Il tema centrale riguarda le decisioni che precedono la bottiglia: tempi di raccolta, gestione delle singole partite e modalità di vinificazione cambiano in base a varietà, esposizione e caratteristiche delle parcelle.

I vigneti di proprietà sono sparsi tra diversi comuni delle Langhe e delle zone circostanti, a quote comprese tra 250 e 420 metri. Per comprendere meglio queste differenze, Fontanafredda ha realizzato una mappatura delle vigne, così da analizzare con maggiore precisione ciò che ogni appezzamento può esprimere prima di stabilire il percorso produttivo.


Il peso della storia non basta

La tenuta affonda le proprie radici nel 1858, quando Vittorio Emanuele II acquistò la proprietà poi associata al nome di Rosa Vercellana. Nei decenni successivi arrivarono la nascita dell’impresa vinicola Casa E. di Mirafiore e la crescita commerciale del Barolo; nel 2008 la proprietà passò a Oscar Farinetti e ai suoi soci.

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Un patrimonio così riconoscibile rappresenta anche una responsabilità per chi opera oggi tra vigneti e cantina. La fama del luogo, da sola, non può sostituire l’osservazione delle uve e delle annate: ogni scelta deve partire dalla materia prima disponibile, sia essa aziendale oppure conferita.


Il biologico entra nel lavoro quotidiano

La conversione dei vigneti di proprietà all’agricoltura biologica è cominciata nel 2015, mentre la prima vendemmia certificata risale al 2018. L’azienda pubblica inoltre un bilancio di sostenibilità e ha ottenuto da Equalitas la certificazione «Organizzazione Sostenibile».

Questi elementi assumono un significato concreto quando vengono collegati alle pratiche di ogni giorno: cura del suolo, impiego delle risorse, rapporto con gli agricoltori e conseguenze delle decisioni sul lavoro in vigna. È proprio su questo livello operativo che si concentra l’episodio dedicato a Lavagna, disponibile all’interno di Sur Lies.

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