Asia, la crescita è sotto pressione: tre rischi minacciano il 2026
Il Fmi vede un’espansione ancora solida per la regione, ma energia, debito e investimenti nell’intelligenza artificiale possono trasformare il rallentamento in una frenata più severa.
Con i bilanci pubblici ancora appesantiti dall’eredità della pandemia, i governi asiatici hanno poco spazio per reagire a nuovi shock. Il Fondo monetario internazionale sconsiglia quindi di ricorrere a sussidi generalizzati per i carburanti o a controlli estesi sui prezzi: gli aiuti dovrebbero essere temporanei e concentrati sulle famiglie e sui gruppi più vulnerabili.
Anche le banche centrali devono muoversi con cautela. Krishna Srinivasan, responsabile del dipartimento Asia-Pacifico del Fmi, ha indicato nella stabilità dei prezzi la priorità degli istituti monetari, invitandoli a valutare nuovi rialzi dei tassi dove l’inflazione resta persistente o le aspettative si stanno deteriorando, senza rinunciare alla loro indipendenza.
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L’intelligenza artificiale resta un punto fragile
La spinta arrivata dagli investimenti nell’intelligenza artificiale sostiene soprattutto le economie asiatiche avanzate, ma proprio questa concentrazione crea un rischio. Un calo improvviso della domanda di tecnologie legate all’AI colpirebbe una regione centrale nella produzione di semiconduttori, componenti elettronici e infrastrutture informatiche.
La conseguenza non riguarderebbe soltanto le aziende tecnologiche. Se gli investimenti rallentassero, l’impatto potrebbe estendersi ai fornitori, all’occupazione e agli altri comparti produttivi, trasmettendosi progressivamente all’intera economia asiatica.
Energia e tassi complicano il quadro
La prosecuzione della guerra in Medio Oriente potrebbe mantenere elevate le quotazioni delle materie prime e intaccare le disponibilità di petrolio. Per molti Paesi asiatici, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche, ciò significherebbe costi più alti per imprese e consumatori, con meno risorse destinate alla spesa delle famiglie.
Il Fmi considera inoltre prevalenti i pericoli al ribasso per le prospettive regionali. A questi si aggiunge il possibile aumento dei rendimenti obbligazionari, favorito anche dai dati sull’inflazione statunitense, risultati più robusti delle attese e capaci di rafforzare l’ipotesi di tassi elevati più a lungo.
Il debito riduce i margini di manovra
L’aumento dei rendimenti internazionali può riflettersi sui titoli asiatici e rendere più oneroso raccogliere finanziamenti per Stati e imprese. Le tensioni sui debiti sovrani di Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e dei Paesi dell’Eurozona rischiano così di propagarsi anche ai mercati della regione.
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Molte economie asiatiche devono già sostenere livelli elevati di debito pubblico e importanti necessità di finanziamento. Se le condizioni finanziarie diventassero più rigide, la spesa per gli interessi assorbirebbe risorse che altrimenti potrebbero essere destinate agli investimenti o alle politiche di sostegno.
L’incertezza sulle prossime mosse della Federal Reserve alimenta inoltre oscillazioni sulle valute e sui flussi di capitale. Dopo lo shock energetico, diverse economie emergenti hanno già visto aumentare la pressione sulle proprie monete.
Crescita ancora robusta, ma in frenata
Le nuove previsioni del Fmi indicano per l’Asia un incremento del prodotto interno lordo del 4,8 per cento nel 2026 e del 4,4 per cento nel 2027, dopo il 5 per cento del 2025. Le cifre sono state riviste al rialzo rispetto alle stime di aprile, ma confermano una perdita di velocità.
Il rallentamento dovrebbe pesare soprattutto sulle economie emergenti, considerate il principale motore regionale: per loro l’espansione è stimata al 5,1 per cento nel 2026, contro il 5,6 per cento dell’anno precedente. Le economie avanzate, invece, passerebbero dal 2,5 al 3,2 per cento, sostenute in larga misura dal comparto dell’intelligenza artificiale.
Le proiezioni sono state diffuse giovedì a Bangkok, durante gli incontri annuali del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. La tenuta mostrata finora dalla regione, secondo il quadro delineato dal Fmi, non elimina però la possibilità che energia, finanza e tecnologia finiscano per rafforzarsi a vicenda, rendendo più profonda la fase di rallentamento.
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