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Attualità 3 min di lettura15 ott

Vertice Ue, tanta carne al fuoco ma nessuna svolta: il nodo energia

A Bruxelles i leader europei si confronteranno su competitività, prezzi, Ucraina, migrazioni e rapporti con la Cina, senza attendersi decisioni immediate.

Il Consiglio europeo di ottobre si presenta con un programma fitto e si allunga eccezionalmente su due giornate, ma il risultato più probabile non sarà una decisione definitiva. L’obiettivo, spiegano fonti diplomatiche, è preparare il terreno per interventi successivi, con il caro energia destinato a occupare una posizione centrale nel confronto tra i Ventisette.

La riunione si apre oggi alle 10, dopo l’arrivo dei capi di Stato e di governo previsto dalle 8.30. Domani il confronto riprenderà alla stessa ora e si concluderà con le dichiarazioni di Antonio Costa e Ursula von der Leyen.

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Energia, la pressione sui governi cresce

Il tema dei prezzi energetici sarà affrontato tra le questioni legate alla competitività. Sul tavolo ci sono possibili interventi a breve termine, tra cui il rinvio di alcune norme sul metano e una revisione delle regole temporanee sugli aiuti pubblici. La Commissione europea dovrebbe essere invitata a presentare ulteriori proposte, pur senza l’aspettativa di una soluzione risolutiva immediata.

Una fonte diplomatica ha descritto il malcontento di diversi Paesi per la mancanza di progressi, sostenendo che sul dossier “nessuno produce idee”. Il confronto potrebbe coinvolgere anche la richiesta di maggiore flessibilità di bilancio avanzata da Italia e Grecia. Giorgia Meloni ha già fatto sapere che intende sollevare la questione, pur non essendo formalmente inserita nell’ordine del giorno.

La discussione resta complessa perché ogni eventuale misura dovrà ottenere il consenso unanime degli Stati. Sullo sfondo rimane il sistema europeo di formazione del prezzo dell’elettricità, spesso collegato al costo del gas attraverso il meccanismo marginale. Secondo una fonte europea, esistono margini per sostenere industria e competitività, ma non una “bacchetta magica”.


Dalla competitività alla Cina

Il primo capitolo dei lavori riguarderà la competitività, con una verifica dell’attuazione del programma dedicato al mercato unico. I leader prenderanno atto dell’intesa raggiunta dagli Stati sul pacchetto per l’integrazione e la vigilanza dei mercati, considerato un tassello dell’Unione dei risparmi e degli investimenti.

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Il compromesso, tuttavia, lascia fuori dalla supervisione unica dell’Esma i centri finanziari di Francoforte e Madrid. La commissaria ai Servizi finanziari Maria Luis Albuquerque ha espresso insoddisfazione per un accordo ritenuto poco ambizioso, mentre a Bruxelles si sottolinea il fatto che il negoziato abbia comunque prodotto un risultato.

Durante il pranzo i capi di governo parleranno degli squilibri economici globali, formula con cui si indica soprattutto il rapporto tra Unione europea e Cina. Le recenti missioni a Pechino del commissario al Commercio Maros Sefcovic saranno esaminate insieme agli strumenti che l’Unione potrebbe rafforzare o ampliare. Un alto funzionario europeo sostiene che il dialogo con la Cina stia già dando risultati, ma prevede anche la richiesta di nuovi strumenti di tutela.


Ucraina, sicurezza e migrazioni

Nel pomeriggio di oggi sarà affrontato il quadro finanziario pluriennale 2028-2034, seguito da una conferenza stampa. La cena sarà dedicata all’allargamento dell’Unione e alle riforme necessarie per accogliere nuovi membri. Domani, invece, Volodymyr Zelensky aggiornerà i leader sugli sviluppi della guerra in Ucraina, prima del dibattito tra i Ventisette.

La seconda giornata proseguirà con difesa e sicurezza, anche alla luce dell’aumento degli attacchi ibridi attribuiti con diversi livelli di certezza alla Russia. In seguito si parlerà di Medio Oriente e, durante il pranzo, di migrazioni.

Prima dell’avvio dei lavori, Meloni co-ospiterà oggi l’incontro degli Amici della Coesione. Domani, insieme a Danimarca e Paesi Bassi, promuoverà invece una riunione informale sulle soluzioni per la gestione dei rimpatri, compresa l’ipotesi di strutture in Paesi terzi, modello già seguito dall’Italia con i centri in Albania. La Francia non parteciperà: secondo la ricostruzione diplomatica, i suoi vincoli costituzionali renderebbero impraticabile questa formula e Parigi teme di diventare più attrattiva per i migranti rispetto agli altri Stati membri.

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