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Attualità 2 min di lettura14 ott

Armenia, la sfida verde di Erevan: cosa mette in gioco la COP17

La conferenza Onu sulla biodiversità porterà l’Armenia al centro del confronto globale e accenderà i riflettori sulla ricchezza naturale del Caucaso meridionale.

La COP17 di Erevan unirà due questioni inseparabili: il patrimonio naturale dell’Armenia e la necessità di una risposta internazionale più incisiva alla crisi della biodiversità. L’obiettivo dichiarato è costruire un equilibrio possibile tra crescita delle comunità, uso delle risorse e protezione degli ecosistemi.

Per il Paese, l’appuntamento non sarà soltanto una vetrina diplomatica. Ospitare la conferenza offrirà l’occasione di far conoscere una componente del territorio spesso oscurata dalla storia millenaria, dalle tradizioni culturali e dai monumenti armeni.

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Un ruolo oltre la diplomazia

La riunione potrà riportare l’attenzione sulle necessità del Caucaso meridionale, area nella quale la tutela ambientale non può fermarsi ai confini degli Stati. Servono continuità nella ricerca, collaborazione tra istituzioni e programmi condivisi capaci di proteggere habitat collegati tra loro.

La conservazione, inoltre, dovrà procedere insieme alla gestione del territorio e alle esigenze delle popolazioni locali. La sopravvivenza delle specie dipende infatti da decisioni che mettano in relazione salvaguardia delle aree naturali, sviluppo delle comunità e impiego prudente delle risorse.


Un Paese piccolo, natura sorprendente

L’Armenia occupa appena il 6,7% della superficie caucasica, ma raccoglie circa il 60% della varietà biologica dell’intera regione, secondo i dati presentati nel quadro della COP17. La concentrazione di ambienti diversi in un territorio relativamente contenuto spiega la sua particolare rilevanza naturalistica.

Il paesaggio cambia rapidamente tra montagne, altopiani di origine vulcanica, boschi, steppe, praterie d’alta quota, aree semidesertiche e zone umide. Questa alternanza ha creato condizioni favorevoli alla presenza di numerose specie, mentre circa il 3% delle piante armene è endemico, cioè cresce spontaneamente soltanto in quel Paese.

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Il simbolo è una farfalla

L’immagine scelta per accompagnare la Conferenza è quella della Polyommatus eriwanensis, chiamata farfalla blu di Erevan. Associata agli ambienti montani armeni e indicata come specie endemica, rappresenta il legame tra identità territoriale e responsabilità nella difesa della natura.

Tra gli animali più significativi figura il leopardo del Caucaso, noto anche come leopardo persiano. Questo grande felino, rarissimo e minacciato, segnala la qualità degli ecosistemi montani; nello stesso ambiente trovano posto anche il muflone armeno, la capra selvatica del bezoar, l’orso bruno e numerosi uccelli rapaci.


A Erevan il confronto globale

Dal 19 al 30 ottobre 2026 la capitale armena accoglierà la diciassettesima Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica. Parteciperanno delegazioni governative, organismi internazionali, studiosi e rappresentanti della società civile.

I lavori dovranno verificare quanto gli Stati siano riusciti a trasformare gli accordi in misure concrete. Sul tavolo ci saranno anche il rafforzamento della collaborazione tra Paesi e l’accelerazione degli interventi necessari a fermare entro il 2030 il declino della biodiversità. La scelta dell’Armenia acquista così un significato che supera l’organizzazione dell’evento: mette in relazione la sua eccezionale varietà ambientale con una responsabilità di portata internazionale.

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