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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Antisemitismo, tre casi che scuotono la sinistra: cosa sta accadendo

Dal voto dei Verdi britannici all’aggressione di un rabbino fino al caso Reggio Children, tre episodi riaccendono il confronto sul rapporto tra Israele, identità e responsabilità individuale.

Il Green Party di Inghilterra e Galles ha approvato una mozione che considera il sionismo «un progetto razzista» e propone un unico Stato per tutta la Palestina storica. Il testo è passato con 1.022 voti favorevoli contro 813, provocando una netta presa di distanza da parte della leadership dei Verdi europei.


Il voto che divide i Verdi

Il gruppo europeo ha respinto senza ambiguità quella posizione, confermando il diritto all’autodeterminazione tanto degli israeliani quanto dei palestinesi e indicando nella soluzione dei due Stati il proprio riferimento politico. La distanza tra le due formazioni è dunque esplicita.

La vicenda lascia aperto un interrogativo rivolto al Campo largo: tutti i partiti che ne fanno parte avrebbero sottoscritto il documento dei Verdi europei? La domanda arriva mentre, in diversi Paesi, il conflitto mediorientale continua a ridefinire alleanze e linguaggi della sinistra.


A Milano la solidarietà diventa un processo

A Milano un rabbino è stato aggredito per strada. Daniele Nahum, consigliere comunale, ha pubblicato sui social il passaggio di un suo intervento al Tg5, pronunciato durante una manifestazione di solidarietà.

Sotto quel contenuto Pablo Trincia ha contestato duramente Nahum, accusandolo di ignorare la sofferenza palestinese e definendo Israele uno «stato Ebraico nazista». Nel botta e risposta, l’aggressione subita dal rabbino è finita sullo sfondo: chi aveva espresso solidarietà si è trovato a dover rispondere della politica israeliana, come se la condanna dell’odio antiebraico richiedesse prima una posizione precisa su Gaza.


Reggio Children e il caso della visita

A Reggio Emilia, invece, è in discussione la partecipazione a un percorso formativo di Reggio Children previsto dall’11 al 16 ottobre. Sono attesi circa cento insegnanti ed educatori di scuole ebraiche, soprattutto donne e in larga parte americani, con una componente israeliana più ridotta. Il centro, dedicato alla promozione dei diritti dell’infanzia, era stato visitato a maggio anche da Kate Middleton.

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La Cgil provinciale ha chiesto di bloccare l’appuntamento dopo la diffusione di voci secondo cui uno dei gruppi coinvolti avrebbe destinato denaro all’esercito israeliano. Il sindacato ha sostenuto che la delegazione dovesse essere esclusa anche senza una verifica delle accuse e indipendentemente dai contenuti della collaborazione.

Reggio Children ha precisato che i partecipanti arriveranno a titolo personale e non parleranno a nome delle istituzioni di appartenenza. Ha inoltre ricordato la sottoscrizione di una carta contraria alla guerra e alla militarizzazione dell’educazione, oltre ai rapporti con famiglie israeliane e palestinesi impegnate nella riconciliazione e con Beit Jala, città palestinese.

Il Consiglio comunale ha esaminato la questione lunedì. La richiesta rivolta al sindaco Massari e alla Giunta era di intervenire presso Reggio Children per sospendere la visita, almeno fino alla produzione di chiarimenti documentati sulla compatibilità delle relazioni contestate con i valori di pace e tutela dell’infanzia. Non è però arrivato alcun provvedimento: il Pd ha votato contro l’ammissibilità sia di quel documento sia della proposta alternativa presentata da Fdi.

Resta quindi incerto lo svolgimento dell’iniziativa. Gli ospiti hanno chiesto tempo per decidere, mentre Reggio Children ha ammesso che, tra presìdi e controlli agli ingressi, sarebbe difficile garantire il clima di tranquillità necessario a un’attività educativa. In città è partita una raccolta firme contraria alla visita e si è tenuta una manifestazione promossa da studenti e gruppi favorevoli alla causa palestinese.

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