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Attualità 2 min di lettura47 min fa

Andrea sfida la polizia: cosa contesta dopo l’arresto a Sandringham

L’ex duca di York chiede ai giudici di verificare la validità delle perquisizioni e del fermo legati ai suoi rapporti con Jeffrey Epstein.

Andrea Mountbatten-Windsor ha deciso di portare la polizia davanti alla giustizia britannica. L’ex duca di York ha avviato un procedimento per ottenere una valutazione sulla legittimità dell’intervento che, il 19 febbraio, portò alla perquisizione di alcune sue residenze e a un fermo durato oltre 11 ore.


La sfida sui mandati di perquisizione

Al centro dell’azione legale ci sono i provvedimenti che autorizzarono gli investigatori a entrare nelle proprietà di Sandringham e del Royal Lodge. La richiesta presentata dai legali di Andrea punta a stabilire se quelle autorizzazioni fossero state emesse e utilizzate correttamente.

L’operazione fu condotta dalla Thames Valley Police all’alba del 19 febbraio, proprio nel giorno del 66esimo compleanno di Andrea. Gli agenti lo avrebbero interrogato sui suoi legami con Jeffrey Epstein, soprattutto per il periodo compreso tra il 2001 e il 2011, quando ricopriva ancora l’incarico di inviato britannico per il commercio e gli affari.


L’ombra dei rapporti con Epstein

L’inchiesta si inserisce nella crisi che ha progressivamente travolto la posizione dell’ex principe all’interno della monarchia. La pubblicazione dei documenti Epstein da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva riportato alla luce fotografie e comunicazioni tra Andrea e il finanziere americano, già condannato per reati sessuali.

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Il ricorso è arrivato dopo una serie di decisioni che avevano ridimensionato drasticamente il suo ruolo pubblico. Andrea era stato privato dei titoli nobiliari e degli incarichi onorifici, mentre la sua permanenza nella tenuta reale era diventata sempre più difficile da sostenere.


Dal Royal Lodge alla nuova sistemazione

Prima dell’irruzione, Andrea aveva già lasciato il Royal Lodge, dove aveva abitato per più di vent’anni insieme all’ex moglie Sarah Ferguson. La coppia era finita al centro di articoli dedicati alle condizioni economiche particolarmente favorevoli dell’alloggio, ottenuto con un canone definito simbolico, pari a “un grano di pepe”.

Carlo III e William avevano quindi stabilito il suo trasferimento a Wood Farm, una struttura considerata più modesta, in attesa che fosse disponibile Marsh Farm. L’allontanamento dalla residenza precedente rappresentava l’ultimo passaggio di una lunga crisi, resa ancora più pesante dalle nuove verifiche sui rapporti con Epstein.

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