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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

AI, il fronte comune tra Usa ed Europa: la partita decisiva per l’Italia

Giulio Terzi di Sant’Agata vede convergenze crescenti sulle regole dell’intelligenza artificiale e indica nella cooperazione transatlantica la chiave per industria e sicurezza

La nuova Super Intelligence Force punta a fornire all’amministrazione statunitense una visione precisa di ciò che accade nei modelli generativi. L’obiettivo è prevenire possibili danni alla sicurezza nazionale e completare il sistema di sorveglianza sull’intelligenza artificiale.


Washington rafforza i propri argini

Il percorso americano non coincide con quello europeo. L’ordine esecutivo firmato da Trump il 2 giugno scorso, per esempio, esclude l’obbligo di licenze preventive per i modelli più avanzati.

Tuttavia, durante l’incontro con i vertici delle grandi aziende tecnologiche sono stati fissati quattro impegni: verifiche interne, gruppi incaricati di seguire i rischi, controlli affidati a soggetti esterni e organismi indipendenti. Secondo Giulio Terzi di Sant’Agata, questi strumenti mostrano che anche gli Stati Uniti stanno cercando una forma di governo dell’AI, seppure attraverso una strada diversa da quella europea.


L’Atlantico cerca una linea comune

Per il senatore di Fratelli d’Italia, la distanza tra Washington e Bruxelles viene spesso ingigantita. «La divaricazione tra modello europeo e statunitense sull’AI è molto meno profonda di quanto appaia», sostiene, indicando nella collaborazione con gli Stati Uniti un passaggio essenziale per lo sviluppo tecnologico e produttivo dell’Occidente.

La crescita dell’intelligenza artificiale procede con ritmo esponenziale e coinvolge tanto la ricerca quanto ogni comparto dell’economia. In questo scenario, Terzi di Sant’Agata riferisce di aver riscontrato, nei confronti avuti sulle due sponde dell’Atlantico, una consapevolezza sempre più diffusa sulla necessità di contenere i rischi senza bloccare l’innovazione.

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Innovazione sì, senza perdere il controllo

Incidenti, risultati errati e sistemi autonomi difficili da governare alimentano interrogativi concreti, non soltanto paure astratte. La posizione sostenuta da Terzi di Sant’Agata mette al centro la tutela della persona, insieme alla difesa da manipolazioni del comportamento, pratiche di valutazione sociale, falsificazioni lesive della dignità e intrusioni nei settori della sanità, della giustizia e dell’istruzione.

Italia, Francia e Germania, a suo giudizio, stanno cercando un equilibrio simile: sostenere il progresso mantenendo ferme le garanzie. L’Europa discute di questi temi da circa dieci anni e gran parte dell’AI Act è già operativa; l’Italia, inoltre, si è mossa con la legge 132/2025. È la direzione attribuita alla presidente Meloni e al sottosegretario Butti, con l’intenzione di avere un ruolo da protagonisti e di considerare la centralità dell’essere umano come criterio guida.


Il profilo di Terzi di Sant’Agata

La lettura del senatore nasce anche dalla sua esperienza internazionale. Prima dell’attuale incarico, Giulio Terzi di Sant’Agata è stato ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, rappresentante permanente presso le Nazioni Unite e ministro degli Esteri.

Oggi presiede la commissione Politiche dell’Unione europea del Senato e interpreta il confronto sull’intelligenza artificiale come una sfida insieme industriale, tecnologica e geopolitica. «Anche gli americani hanno capito che sull’intelligenza artificiale non può esserci un Far West, perché distruggerebbe la loro stessa sicurezza nazionale», afferma.

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