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Attualità 3 min di lettura30 set

Affitti, oltre 40mila sfratti in un anno: il rischio che spaventa i proprietari

I dati del 2024 mostrano il peso della morosità, le difficoltà delle famiglie e i tempi necessari per arrivare alla restituzione degli immobili.

«Lo sfratto è il punto di arrivo di una situazione che va affrontata molto prima», osserva Silvia Spronelli, amministratrice delegata di SoloAffitti. Il debito accumulato per i canoni non versati, spiega, può diventare difficile da gestire e la riconsegna dell’abitazione non coincide necessariamente con il pagamento delle somme arretrate.

Secondo la lettura proposta da SoloAffitti, proprio questa incertezza spinge una parte dei proprietari a considerare la locazione turistica come un modo per ridurre l’esposizione al rischio di morosità e alle procedure giudiziarie. La società sottolinea però la necessità di intervenire prima che la difficoltà economica comprometta in modo irreversibile il rapporto tra inquilino e locatore.


Il debito può sopravvivere allo sfratto

Le rilevazioni sulle modalità con cui viene gestita la morosità mostrano che il ricorso al tribunale non è l’unico esito possibile. Nel 43% dei casi viene avviata una procedura di sfratto, mentre nel 33% si raggiunge un’intesa diretta per lasciare l’immobile; il 17% degli episodi si conclude con una restituzione spontanea della casa, ma con canoni ancora da riscuotere.

Nel restante 7% dei casi, invece, il proprietario ricorre a una garanzia o a una polizza. Ne deriva che il rilascio delle chiavi può chiudere la locazione senza cancellare il debito. Per Spronelli, servono quindi aiuti tempestivi alle famiglie in difficoltà e strumenti capaci di proteggere la regolarità dei pagamenti, così da tutelare contemporaneamente la permanenza degli inquilini e la fiducia dei proprietari.


I numeri del 2024

Nel corso del 2024 i giudici hanno emesso più di 40 mila provvedimenti di sfratto. Circa tre quarti riguardano situazioni di morosità o altre motivazioni. Nello stesso periodo sono state depositate presso gli ufficiali giudiziari 81.054 richieste di esecuzione, comprese quelle riferite a decisioni maturate negli anni precedenti, mentre gli interventi portati concretamente a termine sono stati 21.337.

Il confronto con il 2023 evidenzia un incremento di circa il 2% dei provvedimenti complessivi. Sono invece calati del 2,2% circa gli atti riconducibili alla morosità o ad altre cause; le domande di esecuzione sono salite di circa il 10%, mentre il numero degli sfratti eseguiti è rimasto pressoché invariato.

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Famiglie e locatori sotto pressione

I dati sulle locazioni raccolti da SoloAffitti descrivono una difficoltà che va oltre i procedimenti giudiziari. Il 37% degli inquilini indica infatti un canone superiore alle proprie possibilità economiche tra i principali ostacoli incontrati nella ricerca di un’abitazione; dal lato dei proprietari, il 74% afferma di aver accumulato crediti per affitti non pagati durante le proprie esperienze di locazione.

La causa della morosità non può essere ricostruita in modo dettagliato attraverso le sole statistiche sugli sfratti. Il quadro, tuttavia, segnala che la vulnerabilità economica può produrre effetti anche dopo la fine del contratto, quando l’alloggio è stato lasciato ma le somme dovute non sono ancora state recuperate.


Per il rilascio servono mesi

Il percorso seguito dai casi esaminati dall’ufficio legale di SoloAffitti può comprendere tre momenti: un tentativo iniziale di accordo tra le parti, il passaggio davanti al giudice per ottenere la convalida e, se necessario, l’intervento esecutivo per liberare l’immobile. La fase stragiudiziale richiede generalmente da due a quattro mesi.

Il procedimento giudiziario dura invece, secondo la società, una mediana di 6,5 mesi: nelle situazioni più rapide si arriva a tre mesi, mentre in un caso eccezionale si è arrivati a quattordici. Anche dopo la decisione del tribunale possono essere necessari ulteriori accessi dell’ufficiale giudiziario, un elemento che alimenta le preoccupazioni dei locatori insieme ai ritardi nei versamenti e alla restituzione della casa senza il saldo degli arretrati.

Il 78% dei proprietari dichiara di valutare soprattutto la capacità reddituale dell’inquilino al momento della scelta. Una verifica preventiva di questo tipo, però, non esclude che in seguito possano emergere difficoltà economiche e problemi nel mantenimento del contratto.

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