Aerei, la minaccia cambia bersaglio: l’allarme dei piloti israeliani
Hagai Meyer, alla guida di Isralpa, spiega perché le misure di sicurezza non eliminano ogni rischio e come gli attentati possano colpire passeggeri israeliani in qualunque parte del mondo.
Il pericolo per i passeggeri israeliani non dipende più soltanto dalla compagnia scelta o dalla rotta seguita. Hagai Meyer, capitano e presidente di Isralpa, l’associazione dei piloti di linea israeliani, avverte che la minaccia si è trasformata e può manifestarsi anche lontano da Israele.
Il bersaglio non è più soltanto l’aereo
Secondo Meyer, in passato gli attentatori prendevano di mira soprattutto i vettori israeliani, tra cui El Al, con l’obiettivo di impadronirsi del velivolo. Oggi, invece, l’attenzione si sarebbe spostata sulle persone: un viaggiatore israeliano può diventare un obiettivo indipendentemente dalla compagnia aerea utilizzata.
«Trent’anni fa a essere prese di mira erano le compagnie aeree israeliane, come l’El Al, i terroristi puntavano al dirottamento. Ora invece cercano di colpire i viaggiatori israeliani, qualsiasi sia la compagnia su cui volano», ha spiegato Meyer.
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Sicurezza rigorosa, rischio non azzerato
Il presidente di Isralpa sottolinea che i controlli restano molto severi, ma non consentono di prevedere ogni possibile minaccia. Un episodio avvenuto su una compagnia straniera può quindi avere conseguenze ben oltre il singolo volo coinvolto.
Meyer richiama infine il caso Flydubai e teme che quell’episodio possa favorire nuove azioni imitate. Per questo, a suo giudizio, la vigilanza deve tenere conto non solo dell’identità del vettore, ma anche della possibilità che i passeggeri israeliani siano presi di mira in qualsiasi scalo.
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