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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

5.100 posti e linea dura: la svolta del Costa Rica contro i clan

Aperto il nuovo carcere di massima sicurezza costato 35 milioni di dollari, mentre il governo promette fermezza senza rinunciare ai diritti fondamentali.

Il Costa Rica sceglie una risposta drastica all’aumento della criminalità organizzata: il nuovo carcere potrà accogliere fino a 5.100 detenuti considerati altamente pericolosi. La struttura arriva in un Paese che registra circa 900 omicidi ogni anno, il 70% dei quali viene collegato alle attività dei gruppi criminali.

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Un carcere da 35 milioni di dollari

La presidente Laura Fernández ha inaugurato il Centro di Alto contenimento contro il crimine organizzato, noto con l’acronimo Cacco. Il complesso è stato realizzato con un investimento di circa 35 milioni di dollari e si ispira all’impostazione adottata in El Salvador dal presidente Nayib Bukele.

All’interno del nuovo istituto, i detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza dovranno indossare uniformi arancioni. Il progetto è stato concepito come uno degli strumenti principali con cui San José intende frenare l’espansione del narcotraffico e delle altre organizzazioni criminali.


Fernández difende fermezza e garanzie

Nel corso della cerimonia, Fernández ha presentato il Cacco come una novità per il sistema penitenziario nazionale. «Il Cacco è un modello nuovo, un modello di linea dura, il Costa Rica sarà un punto di riferimento mondiale della sicurezza penitenziaria», ha dichiarato la presidente.

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La leader costaricana ha comunque assicurato che l’inasprimento delle misure non comporterà l’abbandono delle garanzie fondamentali. «La linea dura perché chi sbaglia paga, ma allo stesso tempo onoreremo la tradizione costaricana di attenerci al rispetto dei diritti umani fondamentali», ha aggiunto.


Nuove regole dentro le prigioni

L’apertura del centro si accompagna ad altri interventi già introdotti nelle carceri del Paese. Tra questi figura una forte limitazione delle visite coniugali, misura che rientra nel più ampio irrigidimento del regime penitenziario.

Il governo ha inoltre sottoposto al Congresso alcune riforme. L’obiettivo è consentire ai detenuti di svolgere attività lavorative remunerate durante la permanenza in carcere, all’interno di un sistema che punta a combinare controllo più severo e rispetto dei diritti umani.

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