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Attualità 1 min di lettura45 min fa

35,8 milioni di tonnellate: il costo delle trivelle volute da Burnham

La scelta sul Mare del Nord riaccende lo scontro tra governo, ambientalisti e ala ecologista del Labour, mentre Greenpeace contesta l’efficacia energetica dell’operazione.

Nel giro di undici anni, le nuove estrazioni potrebbero produrre fino a 35,8 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio. È la stima che alimenta le critiche contro il progetto sostenuto da Burnham nel Mare del Nord.

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Greenpeace contesta l’effetto sulle importazioni

Secondo Greenpeace, l’intervento avrebbe un impatto minimo, se non nullo, sulla riduzione della dipendenza del Regno Unito dalle forniture provenienti dall’estero. L’associazione mette quindi in dubbio il principale argomento utilizzato per giustificare l’apertura alle trivellazioni.

Alla valutazione sull’utilità energetica si aggiunge quella ambientale: l’eventuale produzione di idrocarburi comporterebbe un significativo carico emissivo nell’arco di poco più di un decennio. Il dato sulle emissioni è diventato uno dei punti centrali della contestazione.

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La scelta divide il fronte progressista

I Verdi accusano il Labour di essersi allontanato dagli impegni assunti sul clima. La decisione ha inoltre provocato malumori tra i rappresentanti della sinistra ambientalista interna al partito del primo ministro.

Al centro dello scontro c’è il via libera di Burnham alle attività di perforazione nel Mare del Nord. La misura ha così aperto un confronto politico che coinvolge il governo e le forze ambientaliste, dentro e fuori dal Labour.

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