Sussidi ai “maranza”, la stretta arriva in Parlamento: cosa cambia
Il ddl di Fratelli d’Italia lega alcuni aiuti comunali alla condanna del minore e introduce un percorso di responsabilizzazione per le famiglie.
Il disegno di legge firmato da Matteo Gelmetti punta a collegare, in circostanze precise, la condanna di un minorenne alla sospensione di alcuni sostegni economici concessi dai Comuni. La proposta, depositata da Fratelli d’Italia a Palazzo Madama il 18 settembre, è ora in attesa dell’assegnazione alle commissioni competenti.
La sospensione non riguarda tutti gli aiuti
Il testo è composto da sei articoli e non prevede il blocco indiscriminato delle prestazioni destinate ai nuclei familiari. La misura riguarderebbe soltanto i benefici comunali considerati non essenziali: contributi discrezionali, riduzioni tariffarie, agevolazioni e altre forme di sostegno aggiuntive rispetto ai livelli essenziali delle prestazioni.
Sono quindi esclusi gli interventi destinati a garantire diritti fondamentali o bisogni primari. Restano fuori anche le misure regolate o finanziate interamente dallo Stato e dalle Regioni, a meno che le norme non affidino esplicitamente ai Comuni la possibilità di introdurre ulteriori requisiti.
La sospensione scatterebbe nei confronti di genitori, tutori, affidatari o altri soggetti titolari della responsabilità genitoriale quando il minore sia stato condannato, anche in primo grado, a una pena detentiva di almeno un anno. La durata coinciderebbe con quella della condanna, ma la scelta dell’agevolazione dovrebbe tenere conto del reato, delle condizioni economiche e personali dell’interessato e delle conseguenze sul minorenne.
Prima della decisione serve il contraddittorio
Il Comune non potrebbe recuperare somme già ricevute legittimamente: l’eventuale stop varrebbe soltanto per prestazioni future o al momento del rinnovo. Il provvedimento vieta inoltre automatismi, sanzioni collettive e limitazioni definitive, rendendo nulle le regole locali che estendessero la sospensione a prestazioni escluse dalla legge.
Spetterebbe ai consigli comunali definire i dettagli applicativi, indicando con precisione quali benefici possono essere sospesi, chi deve gestire il procedimento, come graduare la misura e come coordinarsi con la giustizia minorile. Prima dell’eventuale provvedimento, l’amministrazione dovrebbe informare gli interessati sull’avvio della procedura, sull’aiuto coinvolto e sull’ipotesi di sospensione, lasciando almeno 30 giorni per inviare memorie e documenti.
Un percorso educativo per i genitori
La proposta affianca alla possibile misura economica un “progetto educativo familiare individualizzato”. I servizi sociali territoriali potrebbero proporlo ai genitori, ai tutori, agli affidatari o agli altri responsabili del minore durante un procedimento penale, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra famiglia, Comune e strutture competenti.
Il percorso avrebbe una durata massima di dodici mesi, prorogabile soltanto con una motivazione. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, il ministero dell’Interno, insieme ai ministeri della Giustizia e del Lavoro, dovrebbe predisporre linee guida nazionali e un modello di regolamento comunale, dopo aver consultato la Conferenza Stato-Città e il Garante per la protezione dei dati personali. L’attuazione è prevista senza nuovi costi per le finanze pubbliche.
Dalla vicenda di Legnago alla Camera
L’iniziativa parlamentare segue il caso portato all’attenzione pubblica da Paolo Longhi, sindaco di Legnago. Il primo cittadino aveva annunciato la revoca di contributi comunali alle famiglie di due ragazzi accusati dell’aggressione a un tabaccaio e dello scippo ai danni di un’anziana.
Un testo parallelo è stato annunciato anche alla Camera da Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio. Secondo quanto comunicato sui social, la proposta dovrebbe rendere la revoca dei sussidi “automaticamente e non sulla base della scelta di un sindaco”, con una formulazione più rigida rispetto a quella contenuta nel ddl Gelmetti.
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