Soprasasso, il “formaggio” di roccia che nasconde tre grotte
Nel territorio di Vergato l’arenaria ha assunto forme insolite: cavità, nicchie e passaggi scavati dall’erosione compongono uno dei paesaggi più curiosi dell’Appennino bolognese.
Una visita alle Grotte di Soprasasso può diventare l’occasione per esplorare un angolo più ampio dell’Appennino bolognese. Nei dintorni si trovano infatti le Grotte di Labante, note per le concrezioni calcaree legate all’acqua, e la Rocchetta Mattei, edificio ottocentesco dalle atmosfere medievaleggianti e moresche. L’area conserva anche la vecchia chiesa di San Giorgio di Montecavalloro, legata alla storia degli insediamenti locali.
Il percorso verso le cavità si sviluppa sulle alture sopra Riola, affacciate sulla valle del Reno. Non è una passeggiata priva di impegno: sono presenti tratti inclinati, gradini scavati nella roccia e passaggi esposti, mentre il terreno sabbioso può diventare scivoloso. Servono quindi calzature da escursionismo, acqua e, per uno dei passaggi più bui, una torcia.
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Un itinerario tra boschi e panorami
Il punto di partenza più utilizzato è Montecavalloro, da dove si segue un anello segnalato con una durata indicativa di circa 2 ore, senza calcolare le soste. Gli itinerari alternativi possono svilupparsi per 6-8 chilometri e richiedono una valutazione attenta delle proprie capacità, oltre a un controllo preventivo delle condizioni del sentiero.
Durante il cammino il paesaggio cambia gradualmente: ai boschi si alternano vecchi edifici in pietra, tracce delle coltivazioni di un tempo e sentieri nati per collegare le abitazioni sparse sui versanti. Dalle pareti di arenaria la vista si apre sulla valle del Reno e sulle montagne circostanti; quando l’aria è limpida si può distinguere anche il Corno alle Scale.
Tre cavità, tre forme diverse
La prima cavità è la Grotta di Soprasasso, un’ampia rientranza che può offrire riparo naturale. Alla base della parete l’erosione ha creato una superficie simile a una seduta, spesso accostata all’immagine di un trono. Sopra di essa si riconoscono strati sovrapposti, sporgenze e piccole concavità, con colori che variano dal beige al giallo ocra.
La Grotta dei Piatti presenta invece una fisionomia più raccolta e una pianta approssimativamente triangolare. Il nome richiama le numerose depressioni tondeggianti che segnano la roccia: hanno margini levigati e fondi abbastanza regolari, tanto da ricordare stoviglie incastonate nella parete.
La Grotta Buia conduce in un ambiente più stretto e profondo, dove la luce esterna si attenua rapidamente. Il contrasto tra l’imboccatura luminosa e le superfici scure rende il passaggio particolarmente suggestivo; per osservarne meglio i dettagli è utile avere con sé una fonte di luce, soprattutto perché l’accesso comprende un breve tratto ripido.
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Il lavoro invisibile dell’erosione
L’aspetto quasi irreale delle pareti dipende dai tafoni, cavità che si formano quando la superficie della roccia viene lentamente alterata e disgregata. Umidità, acqua e agenti atmosferici favoriscono il distacco dei granuli dell’arenaria, creando nicchie, bordi arrotondati e sottili divisori di pietra.
L’effetto finale può ricordare una spugna mineralizzata, un alveare o il paesaggio di un altro pianeta. La luce radente accentua le ombre dentro gli incavi e rende ancora più evidente la complessità delle superfici. Fenomeni simili sono frequenti in ambienti costieri, desertici o aridi; incontrarli in una zona montana dell’area bolognese è uno degli elementi che rendono Soprasasso così particolare.
Dove si trova Soprasasso
Le grotte appartengono al territorio comunale di Vergato, in provincia di Bologna, nei pressi di Riola. Da Bologna si può arrivare seguendo la strada statale 64 Porrettana; in alternativa è disponibile la linea ferroviaria Bologna-Porretta Terme, con fermata alla stazione di Riola.
Le tre cavità sono modellate nell’arenaria del Membro di Anconella, appartenente alla Formazione di Antognola. La loro origine risale a circa 27 milioni di anni fa, nell’Oligocene, quando sedimenti trasportati dalle correnti si accumularono in strati marini destinati a trasformarsi nella roccia osservabile oggi.
I successivi movimenti della crosta terrestre, collegati alla costruzione dell’Appennino, sollevarono e deformarono quei depositi. La Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto il luogo come geosito di interesse locale, mentre l’area fa parte del sito Natura 2000 “Soprasasso, Montecavalloro”, che copre circa 279 ettari e possiede valore anche per la presenza di specie vegetali e animali.
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