Piemonte, le Alpi conservano un segreto ancora più antico
Due campioni della Val Chisone risalgono al Cambriano e aggiungono una pagina inattesa alla storia geologica delle Alpi occidentali.
I due campioni rinvenuti in Val Chisone riportano la storia del Piemonte a un’epoca in cui il continente Gondwana era ancora protagonista della geografia terrestre e la Pangea non si era formata. Le rocce, oggi inglobate nel paesaggio alpino, hanno attraversato centinaia di milioni di anni di trasformazioni prima di arrivare in superficie.
Le analisi suggeriscono che appartengano al ciclo Cadomiano, sviluppatosi oltre mezzo miliardo di anni fa. I ricercatori ipotizzano che le catene montuose collegate a quella fase potessero estendersi per migliaia di chilometri e, in alcuni punti, superare i 5.000 metri. Si tratta però di ricostruzioni ancora da approfondire, non di una descrizione certa dei territori d’origine.
Una storia molto più lunga delle Alpi
L’età delle montagne visibili oggi non coincide necessariamente con quella dei materiali che le compongono. Le Alpi hanno iniziato a prendere forma decine di milioni di anni fa, ma alcune rocce custodite nel loro basamento sono il risultato di vicende geologiche assai precedenti.
La scoperta piemontese amplia così il quadro già noto agli studiosi. In questa zona erano state riconosciute soprattutto le tracce del ciclo Varisico, associato alla nascita di un’antica catena durante il Paleozoico; i nuovi dati aggiungono invece una testimonianza ancora più remota.
Due rocce cambiano la cronologia
I campioni sono stati individuati tra le montagne a ovest di Torino, all’interno dell’Unità Pinerolo-Sanfront, nel massiccio Dora-Maira. Uno presenta caratteristiche scure e un’origine magmatica, mentre l’altro è più chiaro e mostra una composizione granitica.
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L’esame dei cristalli di zircone ha fornito il dato decisivo: la cristallizzazione risale rispettivamente a 532 e 530 milioni di anni fa, con un margine d’incertezza di 11 milioni di anni. Per la stessa porzione del basamento alpino, fino a oggi, si consideravano invece materiali di circa 300 milioni di anni.
Il ritrovamento nato dai rilievi
La nuova datazione arretra quindi di oltre 200 milioni di anni la ricostruzione dell’origine geologica locale. Le rocce appartengono al Cambriano, un periodo nel quale le Alpi non esistevano ancora e la vita si sviluppava soprattutto negli ambienti oceanici.
A intercettare i due reperti è stato un gruppo dell’Università di Torino coordinato da Rodolfo Carosi, impegnato nei lavori di aggiornamento della cartografia geologica nazionale. Nel team figurava anche il dottorando Francesco De Cesari, mentre le verifiche sui cristalli sono state condotte a Berna con il contributo della ricercatrice Daniela Rubatto.
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