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Viaggi 3 min di lettura5 giorni fa

Panda in missione: il segnale di Xi a Trump che riaccende i contatti

L’arrivo di due esemplari ad Atlanta diventa il pretesto per rilanciare un messaggio politico più ampio, mentre tra Cina e Stati Uniti restano aperti i dossier più delicati.

Tra Cina e Stati Uniti la distanza su commercio, chip e sicurezza resta intatta, ma l’inedito capitolo dei panda offre un canale di contatto che Pechino considera ancora utile. A Washington, Xi Jinping ha affiancato all’annuncio sugli animali anche un invito rivolto a centomila giovani americani, da ospitare in Cina nei prossimi cinque anni.


Atlanta torna al centro della scena

Il riferimento più concreto riguarda lo zoo di Atlanta, che nei prossimi giorni accoglierà due nuovi esemplari. L’iniziativa arriva dopo un’intesa sulla tutela degli animali siglata lo scorso anno e pensata per coprire un periodo di dieci anni.

Per Xi, il gesto non è soltanto simbolico: rientra in una strategia più ampia di scambi tra i due paesi. Il presidente cinese ha collegato i panda alla volontà di mantenere aperto il dialogo, pur in un quadro di forte competizione politica ed economica.


Un simbolo usato da secoli

La storia di questa pratica è molto più antica della Repubblica popolare. Il primo episodio noto risale al 685, quando l’imperatrice Wu Zetian della dinastia Tang offrì una coppia di panda all’imperatore giapponese Tenmu.

Nel secondo dopoguerra, la Cina trasformò questi animali in strumenti diplomatici a tutti gli effetti: 24 esemplari vennero inviati all’estero come segno di amicizia. Poi, nel 1972, Mao Zedong ne fece arrivare due negli Stati Uniti dopo la visita di Richard Nixon, passaggio decisivo nel riavvicinamento tra i due paesi.

Negli anni successivi seguirono Francia e Regno Unito. Dal 1984, però, i panda non vengono più regalati: vengono concessi in prestito, con un costo annuo di un milione di dollari.


Quando i panda parlano di politica

Il loro peso diplomatico non dipende solo dalla loro tenerezza. Attirano visitatori negli zoo, generano immagini più immediate di molti comunicati e possono essere letti come un segnale di distensione oppure, al contrario, di irrigidimento.

Non sempre gli spostamenti dipendono dall’ultima crisi. I contratti hanno scadenze precise, mentre la salute e la riproduzione degli animali incidono sulle decisioni. Eppure, il significato politico emerge spesso dal momento in cui un annuncio viene fatto.

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Nel 2014, per esempio, Pechino rinviò la consegna di un panda alla Malesia dopo la scomparsa del volo MH370, episodio che coinvolse numerosi passeggeri cinesi. In quel caso, il ritardo fu letto come una forma di protesta.


Il precedente americano e il messaggio a Taiwan

Anche negli Stati Uniti la questione è tornata a farsi sentire di recente. Nel 2023, mentre Xi si preparava a incontrare Joe Biden a San Francisco, Tian Tian, Mei Xiang e il piccolo Xiao Qi Ji lasciarono lo zoo di Washington per rientrare in Cina. Il trasferimento era previsto dagli accordi, ma fu anticipato rispetto alla scadenza iniziale, lasciando gli Usa senza panda dopo oltre vent’anni.

Pochi mesi prima era partita anche Ya Ya, ospitata per due decenni a Memphis. La morte del compagno Le Le e le immagini della sua perdita di pelo alimentarono accuse e proteste in Cina; la questione sanitaria divenne così un termometro del rispetto americano verso Pechino.

Non è l’unico caso in cui il simbolo ha assunto un significato politico esplicito. Nel 2008 due panda arrivarono a Taiwan con i nomi Tuan Tuan e Yuan Yuan: messi insieme, in mandarino, formano la parola “riunione”. Quel dettaglio suscitò sospetti a Taipei, soprattutto dopo l’alternanza tra Kuomintang, più dialogante con Pechino, e il Partito Progressista Democratico (DPP), tradizionalmente filo indipendentista.


Un gesto piccolo, una tensione immensa

Alla Casa Bianca, Xi ha inserito i panda nel racconto di una relazione che resta competitiva ma non interrotta. Il punto, per Pechino, è mostrare che il confronto non esclude la disponibilità a parlare.

Il gesto non basta a sciogliere i nodi su commercio, tecnologia e sicurezza. Però rende visibile una scelta precisa: tenere aperto un canale simbolico mentre il resto del rapporto continua a essere segnato dalla rivalità.

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