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Napoli e il mare: l’America’s Cup lascia una sfida aperta

Le regate preliminari hanno attirato investimenti, pubblico e attenzione sui quartieri, ma il vero banco di prova sarà trasformare l’evento in sviluppo duraturo.

Non è soltanto il bilancio sportivo delle regate a lasciare il segno a Napoli. L’appuntamento preliminare dell’America’s Cup ha mostrato come il rapporto con il mare possa diventare una leva per attrarre risorse, animare il territorio e accompagnare la trasformazione urbana in vista della competizione del 2027.

Il risultato più importante, però, si misurerà nei mesi successivi: strutture, competenze e partecipazione dovranno restare anche quando le imbarcazioni avranno lasciato la città.


L’eredità dovrà superare l’evento

L’organizzazione ha richiesto 1,2 milioni di euro di investimenti da parte di Sport e Salute. Sono state realizzate quattro piattaforme sull’acqua, un pontone, il Race village e il villaggio di Nisida, senza ricorrere alla costruzione di grandi opere permanenti per accogliere i team e il pubblico.

Diego Nepi Molineris, amministratore delegato di Sport e Salute, ha rivendicato il valore dell’operazione e ha indicato nella continuità l’obiettivo principale: «Non un evento che passa, ma un’energia che resta». Secondo il manager, gli spazi nati per le regate dovrebbero continuare a collegare la città al mare e a promuovere pratica sportiva e partecipazione.


Investimenti e rigenerazione cambiano scala

Il programma si inserisce in un quadro più ampio, nel quale rientrano la riqualificazione di Bagnoli e il risanamento del litorale orientale. Il progetto di Bagnoli, dal valore di 1,7 miliardi, procede secondo il cronoprogramma, mentre non si fermano le contestazioni legate all’intervento.

Per il sindaco Gaetano Manfredi, la manifestazione può rafforzare la portualità, sostenere la filiera nautica e favorire nuove professionalità nei settori tecnologici. L’amministrazione vede quindi nella Coppa America non solo una vetrina, ma un’occasione per costruire collaborazioni più solide tra istituzioni e imprese. «Per troppi decenni, Napoli non è stata bagnata dal suo mare», ha osservato il primo cittadino.

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Dalle regate alle periferie

L’iniziativa ha coinvolto anche aree lontane dal lungomare. Al Centro Sportivo Pino Daniele di Caivano, gli studenti dell’IC3 Parco Verde hanno potuto vedere il trofeo e incontrare i campioni Dalton e Sirena. Attraverso il progetto BeActive, inoltre, le Federazioni sportive e alcuni olimpionici hanno condiviso attività in mare con ragazzi provenienti dalle periferie.

A Casalnuovo di Napoli e Casoria sono stati inaugurati due spazi Sport Illumina, mentre Marano di Napoli ha ricevuto nuove attrezzature e occasioni di pratica sportiva. Nel frattempo, la riapertura del primo lotto della villa Comunale e gli allestimenti destinati alle gare hanno contribuito a restituire un’immagine più accogliente della città.


Le criticità restano sul tavolo

Il passaggio dall’evento alla trasformazione strutturale non è scontato. La mobilità continua a rappresentare un problema, nonostante la presenza di una metropolitana considerata tra le più belle d’Europa; anche la Città metropolitana deve fare i conti con difficoltà economiche e con diversi comuni sciolti per camorra.

A queste fragilità si aggiungono l’emigrazione di molti giovani e le condizioni delle periferie. Vittorio Genna, presidente dell’Unione industriali di Napoli, ha definito l’America’s Cup un’opportunità, ma ha avvertito che servono ricadute stabili sul territorio: senza questo passaggio, il rischio sarebbe ridurre la manifestazione a una semplice operazione scenografica.

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