Leone XIV a Parigi: il nodo del fine vita e l’abbraccio di Notre Dame
Dall’Eliseo alla cattedrale, il Pontefice ha affrontato guerra, intelligenza artificiale, laicità e tutela della vita davanti a migliaia di persone
Il primo viaggio di Papa Leone XIV in Francia ha avuto come centro il tema della pace, ma anche questioni etiche e sociali destinate a far discutere. Arrivato a Parigi venerdì 25 settembre, il Pontefice ha incontrato Emmanuel Macron, visitato l’Unesco e attraversato la capitale fino a Notre Dame, dove lo attendevano migliaia di fedeli. In serata, allo Stade de France, ha partecipato alla veglia dei giovani davanti a 80.000 persone.
Il fine vita resta il punto più delicato
Nel confronto all’Eliseo, Leone XIV ha collegato la difesa della vita alla protezione delle persone fragili. Il riferimento al fine vita, già regolamentato in Francia, è stato netto: “Non si può offrire una morte programmata”. Il Papa ha chiesto invece di accompagnare ogni fase dell’esistenza con attenzione, rispetto e sostegno.
Nel suo intervento ha ribadito che il diritto alla vita rappresenta la base degli altri diritti umani. Il messaggio si è inserito in una riflessione più ampia sulla necessità di accogliere ogni persona senza condizioni e di tutelare chi non dispone di una voce o di adeguato supporto.
Guerra e tecnologia, l’appello del Papa
Durante il colloquio con Macron sono stati affrontati anche i conflitti che interessano l’Europa, la natura laica dello Stato e il ruolo dell’Intelligenza artificiale. Secondo Leone XIV, la tecnologia deve rimanere al servizio dell’essere umano e non trasformarsi in uno strumento capace di sostituirne la responsabilità.
Il Pontefice ha inoltre messo in guardia dall’idea che gli arsenali nucleari possano garantire automaticamente la sicurezza. La pace, ha spiegato, non nasce dalla semplice contrapposizione delle forze, ma richiede un lavoro costante fondato su dialogo e giustizia. All’Unesco ha poi sottolineato che l’IA non può rispondere alle domande legate al significato dell’esistenza, radicate nella vita concreta delle persone.
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Da Unesco a Notre Dame
Nella sede dell’Unesco, Leone XIV è stato accolto dal direttore generale Khaled El-Enany. Nei giardini del quartier generale ha innaffiato l’ulivo della pace, donato dallo Stato di Israele e collocato nella “Piazza della Tolleranza”. In quel contesto ha parlato anche della libertà, che a suo giudizio perde valore quando scivola nella violenza, nell’arbitrio o nella ricerca del potere.
Il trasferimento verso Notre Dame si è trasformato in un lungo saluto popolare: circa 300mila persone hanno seguito il passaggio della papamobile per le strade di Parigi. Tra il pubblico c’era anche la cugina Kathleen con il marito. Nella cattedrale, il Papa ha ricordato l’incendio di sette anni fa e ha definito Notre Dame un luogo che supera la dimensione monumentale, riconoscendovi un simbolo della Chiesa in Francia.
Il dialogo al centro della visita
Nel discorso francese, Leone XIV ha insistito sulla convivenza tra persone con origini e appartenenze religiose diverse. La pluralità, ha osservato, può rafforzare la vita democratica, mentre una società libera non dovrebbe imporre uniformità alle coscienze. Per questo il dialogo è stato presentato come una necessità particolarmente urgente nel contesto francese.
Anche durante il volo da Roma il Pontefice aveva indicato la pace come il motivo principale della trasferta. Ai giornalisti aveva inoltre difeso il valore dell’informazione accessibile a tutti: “È necessaria e penso che sia molto importante una buona copertura mediatica ovunque e per tutti”. Con i reporter aveva scherzato sul francese e su Duolingo, definendo una notizia circolata sul suo conto una “fake news”, e aveva ammesso che il peso della Chiesa talvolta si fa sentire, pur trovando conforto nella fede.
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